lunedì 29 ottobre 2012

LA PSICOGENEALOGIA

La psicogenealogia é un metodo, con approccio psicologico e psicoterapeutico, sviluppato negli anni 70 dalla psicanalista francese Anne Ancelin Schützenberger.

La psicogenealogia è anche denominata psicanalisi transgenerazionale, in quanto studia le influenze dell’albero genealogico sulla vita di una persona in particolare sui suoi sintomi e sulle difficoltà relazionali. Affronta i “legami affettivi invisibili” che ci uniscono ai nostri avi sospingendoci a fare della nostra vita l’incarnazione di un mito transgerazionale.

Secondo questo metodo, gli avvenimenti, i traumi, i segreti, i conflitti vissuti in modo drammatico, possono condizionare, per trasmissione transgenerazionale inconscia, i discendenti che possono diventare portatori di disturbi psicologici, malattie, comportamenti strani e inesplicabili.

Anna Ancelin, chiama psicogenealogia il lavoro con il geneosociogramma.

Il geneosociogramma è un albero genealogico commentato con la rappresentazione grafica dei legami familiari: é un disegno che schematizza le grandi tappe del ciclo di vita della famiglia. Disegnare e comprendere il proprio genosociogramma permette di capire la propria storia e quella della famiglia di origine, situandosi in una prospettiva transgenerazionale. Dagli avi non si ereditano solo le caratteristiche fisiche come il colore dei capelli o la struttura corporea, ma anche i segreti, i traumi e i conflitti psichici vissuti in modo drammatico.
Si tratta di una trasmissione generazionale inconscia che può essere portata alla luce tramite il lavoro con il genosociogramma.
Attori sulla scena della vita, interpretiamo ruoli che ci consentono di mantenere in vita le emozioni e i destini dei nostri avi, spinti da null’altro che da “obblighi d’amore” inconsci.

La psicogenealogia ci riporta a un sentire animista in cui gli avi sono gli spiriti che influenzano la nostra psiche, le reazioni e i comportamenti delle generazioni ad essi successive. Essi sono gli “enti”, le “entità” contenute negli eventi che ci accadono. Imparare a relazionarci con essi è fondamentale per conoscerci e divenire “maestri degli eventi”, ovvero padroni della nostra vita.

L'Eredità più Nascosta, libro di Van Eersel e Maillard, è un’opera che solleva nuovi interrogativi sulla malattia, proponendo soluzioni davvero impensate a patologie anche gravi. Il testo propone gli eccezionali studi effettuati negli ultimi decenni da parte dei principali autori che hanno divulgato la psicogenealogia, la scienza che studia gli stretti legami tra tante malattie, disturbi e i più importanti o gravi avvenimenti traumatici correlati a vicende interne alla famiglia di origine e al vissuto e storie degli antenati.

E dedicato a sette degli autori più importanti, che hanno lavorato e divulgato negli ultimi decenni alla riscoperta in Occidente della medicina psicobiologia. Secondo loro infatti in Oriente molte culture non hanno mai perso la consapevolezza dell'interrelazione con gli antenati.
Il teso è sotto forma di interviste a questi rappresen­tanti più significativi:
  • Alejandro Jodorowsky, teatrante arcinoto promotore della psicomagia.
  • Anne Ancelin Schützenberger, professoressa di psicologia all'Università di Nizza, ha parlato per prima di psicobiologia.
  • Bert Hellinger, ex missionario psicanalista, ha creato il metodo delle costellazioni familiari.
  • Didier Dumas, psicanalista sciamano taoista, autore di vari bestseller in tema.
  • Chantal Rialland, già presidente dell'Associazione degli psicoterapeuti in psicogenealogia che alterna lavoro individuale e di gruppo su come influenzare il proprio destino "scegliendo la propria famiglia".
  • Serge Tisseron, psicanalista e scrittore, che si è focalizzato sui cosiddetti "segreti di famiglia" e su come liberarsene.
  • Vincent de Gaulejac, professore di psicosociologia all'Università di Parigi VII, è riuscito a dimostrare che gli alberi genealogici si raggruppano in grandi famiglie con caratteristiche sociologiche ben definite.

Prefazione del libro.

L'idea che il nostro destino possa essere concretamente de­terminato dalla storia psicologica delle generazioni pre­cedenti è molto antica: lo attestano tutte le terapie arcaiche inventate dall'uomo.
Ad esempio, la medicina cinese e quel­la africana, a differenza di quella occidentale, considerano la malattia nel suo contesto familiare e genealogico.
Perché ho l'epatite? A causa di un virus o di alimenti avariati, rispon­de il medico occidentale.
Ma i guaritori cinesi o yoruba for­niscono spiegazioni rivolte a ristabilire l'ordine delle cose, o perché un demone ci vuole male (e quindi occorre offrigli in sacrifìcio un animale) o perché abbiamo turbato l'ordine co­smico occupando un posto che non è il nostro e dimentican­do di onorare i nostri antenati.
Il guaritore conosce una cosa che il medico ignora: la legge della genealogia e il rapporto con gli antenati determinano in ampia misura i legami, i di­ritti, i doveri e le identità che strutturano l'individuo all'inter­no della sua cultura e della sua storia personale. Il guaritore conosce, inoltre, le parole e i rituali per evocare la manifesta­zione, il fantasma (un antenato caduto in disgrazia o che ha disonorato la famiglia) che rappresenta il disordine inconscio che si trasmette di generazione in generazione.
Ma ecco che in Occidente emerge una nuova figura, lo psi­cogenealogista, un terapeuta che, senza dimenticare le scoper­te della modernità, soprattutto in relazione all'unicità dell'indi­viduo, riscopre i legami contestuali e transgenerazionali a cui la sua cultura era diventata sorda.
Che cosa fa questo terapeu­ta? Si focalizza anche lui sulla parte della nostra storia che non ci appartiene: «La tua bronchite cronica potrebbe derivare dal tuo bisnonno che ha inalato dei gas in trincea e l'ha tenuto na­scosto perché, al suo ritorno dalla guerra, tua nonna non ha più voluto...». O, esempio ancora più spettacolare: un uomo soffre di continue infezioni alla gola che hanno provocato un deterioramento della circolazione periferica. Nessuna cura ha mai funzionato finché un giorno, in terapia transgenealogica, scopre che un suo lontano antenato, nato nel suo stesso gior­no, è stato ghigliottinato durante la Rivoluzione Francese.
In seguito a questa scoperta, i problemi alla gola e i fastidiosi ef­fetti sulla circolazione scompaiono come per incanto.
Come può un evento del passato, positivo o negativo, perché igno­rato o sotto il peso di un "segreto di famiglia", avere tali conse­guenze varie generazioni dopo? Alcune persone cercano di liberarsi dalla famiglia con la fuga perché la sentono come un pericolo mortale, come se la storia della loro ascendenza fosse una minaccia di morte. Può darsi che il pericolo non sia pura fantasia, ma fuggire non serve a niente. Ovunque vi conduca la vostra fuga, la storia familiare vi segui­rà e vi ricondurrà continuamente al vostro passato spingendovi a ripetere sempre gli stessi scenari, benché non decisi da voi, per disinnescare i vostri ancoraggi transgenealogici negativi.
La ricostituzione dell'albero genealogico può iniziare in modo molto semplice. Come spiega un sito di psicogenea­logia: «In linea generale, per lavorare alla storia familiare non è necessario avere fatto delle ricerche ge­nealogiche. Ognuno porta ciò che sa. Anche le poche infor­mazioni raccolte possono essere sufficienti per identificare il presente e iniziare il lavoro. Poi, nella maggior parte dei casi, arriveranno altre informazioni spesso in modo inatteso e sor­prendente. La cosa importante è capire che, a partire dal mo­mento in cui si inizia un percorso psicogenealogico, si attiva una forma di memoria che attraverso le epoche e gli eventi può evocare un ricordo a cui la coscienza dà significato».
In un certo senso, lo psicogenealogista si affida meno alle conoscenze della psicopatologia occidentale e più all'efficacia "magica" di medicine più antiche...
Le lettere di Freud rivelano che non ignorava l'importanza degli antenati nella formazione di psicosomatismi individuali e collettivi: ognuno di noi non è determinato soltanto dal trian­golo papà-mamma-bambino, ma anche da una valanga di in­flussi che derivano dal suo intero albero genealogico. Lo sco­pritore dell'inconscio aveva intuito la trasmissione genealogica della nevrosi e conosceva ad esempio l'importanza dei nonni nella vita del bambino (in modo diretto o indiretto, positivo o negativo, per eccesso o per difetto). Aveva anche immaginato, alle origini dell'umanità, un'orda con un padre terribile i cui fi­gli si sarebbero accordati per ucciderlo, e tutti avremmo in noi il ricordo di questo parricidio originario. Attraverso questa fi­gurazione Freud suggeriva che, di generazione in generazione, questo legame non può essere cancellato. Ma Freud non spinse più in là la sua esplorazione del fe­nomeno transgenerazionale. Fu l'aspra e lunga lotta per di­fendere l'origine sessuale delle nevrosi a indurlo a trascura­re questa dimensione fondamentale dei meccanismi umani, cioè la lealtà inconscia dell'individuo al vissuto dei suoi ante­nati? È l'ipotesi odierna di alcuni psicoanalisti secondo i qua­li, non potendo "fare tutto", Freud avrebbe deciso conscia­mente di dedicarsi esclusivamente al triangolo edipico, la­sciando da parte il resto della linea familiare e pensando che altri, dopo di lui, si sarebbero incaricati delle indispensabili ricerche in questo campo. Ma sembra che, in realtà, la stessa genealogia di Freud e alcuni pesanti segreti di famiglia l'ab­biano inconsciamente distolto da una vera ricerca transgenealogica. Le conseguenze sono tristemente note. I discepoli fossilizzano sempre il pensiero dei maestri e, dopo Freud, il complesso edipico è diventato un dogma e gli antenati sono stati dimenticati e condannati all'ostracismo. Si è dovuto attendere quasi cento anni perché la loro crucia­le importanza venisse riconosciuta dagli psicoanalisti.
Agli inizi. del XXI secolo, questa comprensione diventa un vero e proprio movimento di pensiero e la psicogenealogia, o più genericamente l'approccio transgenealogico, sul tema: "Ovunque siete, portate con voi la vostra famiglia. Beneditela ma liberatevene!", emer­ge un po' ovunque all'interno di numerose pratiche e scuole, e oggi è un cantiere in piena attività.
Il motivo è semplicemente che, come sostiene Steve Lacy, creatore del sito Genealogy Gate­way to the Web, «in una società che sta perdendo i valori tradi­zionali e sconvolta dalla disintegrazione della cellula familiare, i geni cercando di riallacciarsi alle loro radici»? Il fenomeno è indubbiamente più profondo e corrisponde a un vero e proprio "ritorno degli antenati" nella cultura occidentale, ritorno che è una dimensione innegabilmente terapeutica.
Ormai, centinaia di psicoterapeuti riconoscono l'importanza dell'ascendenza e dei segreti di famiglia non detti, assieme ad altri "nodi" che le gene­razioni si trasmettono dall'una all'altra in un gioco di rimbalzi così sorprendenti (e di humor così nero!) che bisogna essere ar­tisti della scoperta per riuscire a stanarli.

 

Indice del libro

Prefazione
L'irresistibile sviluppo della psicogenealogia

Capitolo 1
L'impronta degli antenati: studi di psicogenealogia clinica
Intervista a Anne Ancelin Schutzenberger

Capitolo 2
La vostra famiglia è un albero magico dentro di voi
Intervista a Alejandro Jodorowsky

Capitolo 3
Le costellazioni familiari: il contatto da anima ad anima
Intervista a Bert Hellinger

Capitolo 4
Fantasmi e angeli nel paese degli antenati
Intervista a Didier Dumas

Capitolo 5
La vostra famiglia vive dentro di voi... ma potete sceglierla!
Intervista a Chantal Rialland

Capitolo 6
Liberarsi dai segreti di famiglia: una condizione preliminare a qualunque psicoterapia
Intervista a Serge Tisseron

Capitolo 7
Come la famiglia e gli antenati ci legano a una nevrosi di classe
Intervista a Vincent de Gaulejac














lunedì 8 ottobre 2012

LA BIOENERGETICA

La Bioenergetica è la tecnica elaborata dallo psicoterapeuta Alexander Lowen, paziente ed allievo del medico e psichiatra austriaco Wilhelm Reich.

Lowen è fondatore delle terapie centrate sul lavoro del copro e le associa a quelle della mente. Un punto fondamentale della bioenergetica è che il corpo e la mente funzionalmente sono identici: quello che succede nella mente riflette quello che succede nel corpo e viceversa.
La sua tecnica viene utilizzata come disciplina, quindi con degli esercizi per intervenire sulle tensioni muscolari e sullo stress, in funzione di un proprio maggior benessere generale.

Wilhelm Reich a sua volta allievo di Sigmund Freud, è noto per la sua teoria sulla "Energia Orgonica" che può essere tradotta in “Energia Vitale”.

La presunta scoperta di Reich avvenne in seguito ai suoi studi in ambito psichiatrico e sessuale. Cercando di trovare una spiegazione per l'origine delle malattie psichiche, ritenne inizialmente che esse fossero dovute a fattori fisici; in seguito si convinse che esistesse una dualità materia/energia, che ritenne essere la base della vita, quindi che le malattie psichiche fossero una patologia di tipo energetico.

Orgone è il termine usato da Reich per definire questa forma di energia, che descrisse in alcuni esperimenti pubblicati alla fine degli anni trenta; ipotizzò una correlazione tra il fluire dell'energia nel corpo umano e l'orgasmo. Egli affermò che l'energia dell'orgone permeava tutto lo spazio, era di colore blu e che certe forme di malattia erano la conseguenza dell'impoverimento o del blocco dell'energia all'interno del corpo.

Reich rilevò l’identità funzionale tra i processi psichici e quelli somatici e scoprì la corazza caratteriale: essa consiste in tutti quegli atteggiamenti sviluppati dall’individuo per bloccare le proprie emozioni e i propri desideri. Le modalità difensive messe in atto per bloccare le emozioni e le sensazioni conflittuali tra cui angoscia, rabbia, eccitazione, ecc., sono costituite a livello fisico dalle rigidità corporee (la corazza muscolare) e a livello psicologico sono costituite dagli atteggiamenti caratteriali e dalla mancanza di contatto emozionale.

La bioenergetica è quindi “l’avventura della scoperta di se stessi”, una tecnica che si propone di aiutare l’individuo a riappropriarsi dell'equilibrio del proprio corpo, comprendendone la personalità in termini dei suoi processi energetici.

Questi processi di produzione di energia comprendono la sessualità, che ne è una delle funzioni fondamentali; ma comprendeno anche funzioni ancor più basilari come quelle di respirare, muoversi, sentire ed esprimere se stessi. Una persona che non respira a fondo riduce la vita del corpo. Allo stesso modo, se non si muove liberamente, se non sente pienamente e se reprime la propria auto-espressione, limita la vita del corpo.

La quantità di energia di cui si dispone e l’uso che se ne fa determinano il modo in cui si risponde alle situazioni della vita. Ovviamente, le si affronta con più efficacia se si dispone di più energia da tradurre liberamente nel movimento e nell’espressione.

Ogni tensione muscolare, sia essa cronica (parte cioè della nostra armatura caratteriale), oppure generata da uno stress temporaneo di qualsiasi genere e gravità è un "buco" nella nostra capacità di sentire il nostro corpo, quindi di percepire noi stessi.
Nella contrazione, infatti, rimane trattenuta l'energia dell'emozione "pericolosa" che ci siamo negati: di conseguenza, non solo non siamo più in grado di agirla (piangendo, urlando, ridendo, pestando i piedi) ma non siamo neppure più capaci di sentirla: non sappiamo se siamo tristi o arrabbiati, bisognosi di affetto o umiliati. Ogni tensione muscolare, quindi, è un vuoto nella nostra capacità di percepire noi stessi, un vuoto nel nostro senso di identità.

In questo modo Alexander Lowen, definisce nei suoi scritti l’orizzonte in cui fissa i criteri e gli scopi della bioenergetica  come disciplina che porta a stimolare e liberare la nostra forza vitale.


Su queste basi SALVATORE LEONE M.D.(T.M.); Ph.D, Maestro di Yoga della respirazione e Operatore Bioenergetico, dal 1998, crea il suo metodo di trattamento al corpo: la “RIEDUCAZIONE FUNZIONALE BIOENERGETICA”.

Dal 2007, giornalmente, si impegna affinché la bioenergetica venga riconosciuta a tutti gli effetti come professione sanitaria paramedica. Si propone come relatore e docente creando gruppi di lavoro in tutta Italia ed ovunque si richieda la sua presenza, entro i quali si studia la Rieducazione Funzionale Bioenergetica.

La sua formazione è stata caratterizzata dalla ricerca e dallo studio dell'essere umano sia da un punto di vista energetico-spirituale, che dal punto di vista fisico. In particolar modo gli studi condotti, gli hanno permesso di unire le tecniche della Medicina Alternativa creando un trattamento innovativo che permette di ripristinare le condizioni ottimali dell'apparato bioenergetico del corpo umano.
 
Del suo metodo Salvatore Leone dice:

Con “Rieducazione Funzionale Bioenergetica” (mio metodo di massaggio al corpo e concetto di vita) io parlo di bioenergetica intendendo il connubio tra corpo e Anima.
Bios: la mente che si muove attraverso emozioni, odori, sensazioni, l'apparato nervoso in genere per intenderci.
Energheja: l'Anima che si muove attraverso i Meridiani, i Chakras, i punti Marma, l'apparato energetico, entrambi impossibili da trattare per chiunque, comunque ci vuole disciplina, studio, dedizione ed Amore verso gli altri.

A grandi linee l'operatore presenta l'Anima alla mente spiegando loro che vivono nello stesso corpo e che sarebbe bene cominciassero a comunicare. Il risveglio spirituale spesso sembra un miracolo, ma è solo la scoperta di sè che porta a guarire ed in questo il terapeuta è fondamentale. Come vedremo la malattia è utile alla condizione umana, esiste e sempre assumerà svariate forme, è il giusto equilibrio tra la vita e la morte.

Sono creatore di un metodo digitopressioni, manovre manuali o decontratturanti eseguite sull'intero corpo con lo scopo di scaricare le tensioni nervose formatesi a causa di uno squilibrio energetico, di un trauma, di un continuo dolore alla schiena o alla colonna cervicale ad esempio. Si ottiene uno sblocco fisico, psicofisico od emozionale dell'apparato bioenergetico, il riallineamento dei meridiani e delle fasce muscolari nonché il rilassamento generale della persona.

All'interno della RIEDUCAZIONE FUNZIONALE BIOENERGETICA vi è racchiusa la conoscenza della pranoterapia, dello shiatsu e del massaggio Thai, i colori della cromoterapia, l'immediato benessere della digitopressione, il riallineamento fasciale, i meridiani della Medicina Tradizionale Cinese, i condotti supersottili della Medicina Ayurvedica, l'utilizzo della respirazione, la fermezza dello yoga, l'Hot Stone Massage e la forza della meditazione.
(Per informazioni vedi http://www.rieducazione-funzionale.com )

Oggi Salvatore Leone è autore del libroLa Bioenergetica - L'arte della vita e l'arte del massaggio”.

In quest'opera ci parla dell'Arte del massaggio e delle difficoltà che si incontrano in occidente quando si decide di intraprendere questo cammino.

I suoi studi sono volti all'eliminazione del dolore fisico e della sofferenza perlopiù grazie al Riallineamento dei Meridiani. Partendo dal pensiero di Wilhelm Reich, padre della Bioenergia, con gli anni Salvatore Leone lo ha sviluppato introducendovi il concetto di ANIMA.
Bioenergetica è intesa qui come connubio tra corpo e Anima.

ESTRATTO DA LIBRO - CAP. 8

IL MASSAGGIO

Massaggiare è sinonimo di sentire.
Spesso il Massaggiatore si trova a dover dire la parola fine.  S.L.

...Essere un Massaggiatore non vuol dire amare il proprio corpo o conoscerne ogni singola parte. Almeno non dall’inizio e questo concetto è utile per la comprensione di qualsiasi talento. Non è tutto scritto.
Ognuno di noi porta dentro di sè minimo un talento che varrebbe la pena fare uscire fuori da quel guscio, il corpo fisico, perfetto e imbarazzante allo stesso tempo.
Io prediligo la strada del Massaggio. Penso che l’Arte del Massaggio sarà una delle risorse di benessere e felicità future. In questo cammino non c’è la mente a fare da padrona. Tutto accade spontaneamente come la nostra venuta al mondo: non si sa chi siamo nè da dove veniamo, ma ogni giorno risvegliandoci salutiamo con Amore la Luce per abbandonarla e ritrovarla il mattino seguente. Ciò che importa è fare qualcosa nella vita. Il talento esiste e aspetta di essere scoperto.
É utile spazzare la strada, tenerla pulita, tirarla fuori dall’oblio. É a portata di mano, ma sfugge ai nostri occhi.
Scoperto il talento si avrà un intimo dialogo con lui. La prima sensazione sarà quella di non essere in grado. Ci si sentirà inferiori nei suoi confronti, ma facendo sì che tutto accada egli ci guiderà nella giusta direzione. Giorno dopo giorno, secondo dopo secondo, attimo dopo attimo la strada si aprirà davanti discernendo a quel punto destra o sinistra, sopra o sotto, avanti o indietro...

...Questo è quel che accade durante un massaggio. Non è la propria Energia che si sprigiona, bensì quella di chi sta sotto guida alla soluzione del problema. L’Energia dell’operatore si mescola con la persona trattata. Vi è uno scambio tra i due mentre le paure vengono lasciate dall’altra parte del fiume prima di partire:

"Il Massaggiatore traghetta gli uomini al di là del fiume.
Su questa sponda abita il disagio. C’è una grande incognita: occorre attraversare i flutti.
La paura di fermarsi in mezzo al fiume o di tornare indietro è molta.
Il Massaggiatore però e forte. Conosce il proprio cuore e quello degli uomini, il suo braccio sa dirigere la barca.
É calmo e sereno.
La sua esperienza gli permette di evitare i pericoli del fiume. La riva opposta, quella della pace interiore, aspetta i viandanti che,
dopo aver abbandonato il disagio, ricercano adesso il senso del viaggiare".
(anonimo)

Questo capita ad ogni terapeuta, sciamano o Maestro che sia e così dovrebbe essere per ogni disciplina. Il Massaggiatore educa il corpo a diventare Maestro di se stesso. Toglie ciò che non funziona più correttamente e lo restituisce purificato. Il corpo riceve un “reset”.
Le mani del Massaggiatore sono forti, sanno cosa fare perché il contatto fisico è vitale nell’essere umano: digitopressioni, manovre manuali o decontratturanti eseguite sull'intero corpo atte a scaricare le tensioni nervose che causano dolore.
Il rilassamento conseguente allo sblocco fisico o psicofisico dell’apparato emozionale dona risultati immediati. I muscoli del viso, il corpo e la mente si rilassano venendo a mancare qualcosa al quale si era dato troppa importanza.
Dalla nascita l’uomo fa parte dell’Universo, ne rappresenta l’intima unione impossibile da spezzare. Vi è un ciclo che tutti devono seguire: nascita, invecchiamento, malattia e morte. Respirare, mangiare, dormire, nessuno può sfuggire al corso della vita. Non è possibile sfuggire a se stessi.

 









(da qui è possibile acquistare il libro)

giovedì 27 settembre 2012

FURTER - MASSAGGIO MANUALE


Tra le azioni più antiche e naturali che l'uomo compie, vi è sicuramente l'uso delle mani a scopo lenitivo; è istintivo porre le mani su un punto del corpo dove si è percepito dolore e praticare un leggero massaggio.

Il ricorso al massaggio, per eliminare la fatica, alleviare il dolore, rilassare, ha origine nella notte dei tempi e sappiamo che era diffuso in molte civiltà antiche.
Rappresentò il metodo più immediato di terapia in quanto, tramite la manipolazione manuale, si svolge un’azione analgesica sulle parti dolenti dell’organismo.

La possibilità di intervenire tramite un’azione sulla periferia del corpo (pelle) è una caratteristica di antiche discipline, come l’Agopuntura e lo Shiatzu.

Nel tempo, si sono sviluppati metodi terapeutici basati sull'impiego mirato delle mani per curare i disturbi più vari. Esistono tecniche di massaggio e manipolazione che appartengono al vasto campo della Medicina Manuale: massaggio connettivale, osteopatia, chiropratica, tecnica dei trigger point, ecc..

L’azione positiva del massaggio è quindi un fatto accertato e ci sono innumerevoli teorie che tentano di spiegarne l’azione terapeutica, ma il reale meccanismo d’azione è ancora ignoto nei suoi dettagli.

Da una ragionata miscela di alcune tecniche terapeutiche e soprattutto dall'osservazione e lo studio dei propri pazienti, il Dott. Michel Furter ha messo a punto una propria  personale tecnica, che partendo dai principi di base, viene poi personalizzata al caso di ogni singolo paziente.

Il massaggio manuale del dott. Furter è un metodo semplice che permette di trattare una vasta serie di sintomi cronici, adatto anche per patologie derivanti dallo stress qualunque sia la zona di somatizzazione.

Ogni persona esprime in modo diverso ed unico i propri sintomi e sulla base dell'identificazione di questi, si può procedere ad una terapia su misura per il cliente.


Il trattamento viene eseguito nella zona in cui la persona avverte il malessere, il dolore, il fastidio o anche una diversa sensazione della cute.
  
Il massaggio viene praticato con le proprie mani e con l’aiuto di uno strumento; la sua particolarità, è che con questi mezzi estremamente semplici, si ottengano risultati evidenti e duraturi.



La tecnica del dott. Furter non è applicabile per malattie della pelle, infezioni e patologie degenerative (tumori). Per il resto non vi sono limiti teorici su quanto è possibile curare e le possibilità del metodo si allargano sempre più a innumerevoli patologie, anche di vecchia data e spesso considerate incurabili.



STORIA

Negli anni ottanta il medico svizzero Furter osservò durante la sua pratica, che i sintomi lamentati dai suoi pazienti si localizzavano in punti precisi del loro corpo e che questi punti mostrassero delle tipiche e perciò riconoscibili irregolarità al tocco.

La tecnica sviluppata dal dott. Furter è il risultato di lunghe ricerche e sperimentazioni volte a trovare il massimo comune denominatore fra tutte le tecniche e discipline che hanno dimostrato efficacia terapeutica, oltre a spunti originali che “personalizzano” la terapia.

Partendo dall’osservazione di questo meccanismo e nel corso degli anni in cui lui ha esercitato il metodo, il Dott. Furter ha messo a punto una tecnica manuale innovativa che permette d’agire efficacemente e in profondità sui punti chiave di reazione in quella catena che è la malattia.

Dal 1988, grazie ai suoi risultati evidenti e duraturi, il Metodo Furter si è diffuso in tutta Europa e si afferma nel campo delle Terapie Manuali.

Il Dott. Furter ha visitato più di 10.000 persone e continua incessantemente a scoprire nuovi impieghi del metodo, attraverso l’osservazione e l’ascolto del punto di vista del singolo individuo, punto di vista che racchiude la chiave più preziosa per accedere al completo recupero.

 

MECCANISMO D’AZIONE


Molto probabilmente si tratta di un meccanismo di tipo riflesso che coinvolge più sistemi: muscolare, neurorecettoriale, circolatorio, linfatico nervoso, immunitario. Ovvero, attraverso una pressione di tipo meccanico si scatenano una serie di meccanismi a cascata, che portano ad un sollievo dal disturbo e molto spesso alla guarigione totale e stabile. Fondamentalmente abbiamo un’azione centripeta positiva del massaggio, ovvero che va dalla periferia del corpo (pelle) verso l’interno (organi).

Il lavoro è realizzato in parte a livello della cute che è riccamente innervata e sul tessuto connettivale per patologie profonde. Questa pressione cutanea è trasmessa a fondo attraverso il sistema nervoso. In altri casi, il trattamento si effettua sui muscoli ed i tendini.
In questo caso il paziente ci riferisce una sensazione di irradiazione. Questa sensazione è particolarmente frequente quando trattiamo un canale carpale. Il paziente ci dice di avvertire “la corrente” fino alla punta delle dita, altre volte l’azione si esprime solo a livello del polso. In altri casi, evoca una proiezione nell’occhio. Allo stesso modo il paziente può parlare di una sensazione di penetrazione trafittiva a livello del torace. In altri casi la stimolazione si effettua sui muscoli e i tendini. La nostra azione attraverso il tessuto connettivo è utilizzata in alcuni casi di patologie profonde.

Il metodo del Dott. Furter è l’associazione di 3 regole semplici e il loro apprendimento e straordinariamente rapido.

Le caratteristiche peculiari del metodo si riassumono in un triangolo terapeutico, al cui vertice c’è il dove, la parte più importante e fondamentale che indica con precisione in che zona del corpo si manifesta la malattia e di conseguenza cosa verrà trattato. Il come trattare e quanto trattare sono altrettanto importanti e hanno a che fare con l’abilità e l’esperienza maturate dal terapeuta.



1° REGOLA: DOVE TRATTARE

Indicazione del punto doloroso.

La regola del dove trattare è la tappa più importante; è la prima chiave fondamentale del metodo Furter. Questa tappa necessita, nel 90% dei casi, una stretta collaborazione tra il terapeuta e il paziente, dove il paziente ha il ruolo più importante poiché è lui e lui solo che può identificare precisamente la sede “topografica” del suo problema e questa zona non ha la stessa sensazione tattile che ha una zona considerata sana.
Per alcune malattie (10% dei casi) come le malattie “mute” (insonnia, costipazione, ecc), il paziente è nell’impossibilità di identificare la zona topografica in cui egli avverte il problema, ma con l’esperienza è stata identificata, grazie ad un lavoro di ricerca che è durato molti anni. Nei corsi si mostra un approccio innovativo del “dove e del come trattare” con  precisione le zone del corpo.


2° REGOLA: COME TRATTARE

Trattamento.

Come stimolare la zona specifica. Si tratta di una neurostimolazione progressiva e intensa, esercitata sulla cute e indirettamente su altri tessuti (nervi, muscoli, tessuto connettivo). L’intensità di questa stimolazione corrisponde alla “soglia di efficacia”, che è il punto chiave del metodo. In tutti i casi, questo trattamento è estremamente sopportabile e mai brutale.
Le espressioni dei pazienti sono molteplici e tutte descrivono una sensazione di “dolore Buono”.
La formazione permette al terapeuta di acquisire tutte le conoscenze.


3° REGOLA: QUANTO (QUANTE SEDUTE)

Ogni individuo ha una variabilità personale circa la rapidità di risposta al trattamento.


A QUALI PATOLOGIE SI RIVOLGE?

Il metodo ha poco più di una dozzina d’anni di pratica e ancora non si conoscono quali sono i suoi limiti; ogni volta si hanno risultati per nuove applicazioni.

Il metodo è applicato:
  • nella maggior parte delle patologie dell’apparato locomotore: dolori in qualsiasi zona, tendinite, artrosi, cervicalgie, lombalgie, sciatalgie, crampi, stanchezza, dolori ossei, ripercussioni di rotture, capsulite, periartriti della spalla, tunnel carpale, epicondiliti, ecc.; nei mal di testa, emicranie, vertigini;
  • in molte patologie dell’apparato digestivo: gastrite ulcera, intolleranza ai prodotti alimentari, ernia iatale, spasmi, esofagite, colite, recto-colite emorragica, malattia di Crohn, diarrea cronica o emotiva costipazione, digestione lenta ecc.;
  • nelle patologie dell’apparato urogenitale: mestruazioni dolorose, endometriosi,  pesantezza e/o gravità del basso-ventre, incontinenza urinaria, cisti ovariche, prostata non cancerosa.

Il buon paziente
Sarà quello che si osserva attentamente e che sia un “chiacchierone”, soprattutto in corso di terapia.

Il buon terapeuta

Sarà quello che sa ben ascoltare e interrogare il paziente e che osservi il silenzio in corso di terapia, in modo da incoraggiare il paziente ad esprimersi e a guidarlo.

Contrariamente ad altri modi di procedere che presuppongono un medico “che sa” ed un paziente sostanzialmente passivo, il terapeuta che segue la metodologia Furter è avido di sapere, proprio perché è consapevole che “è il paziente che sa” e di conseguenza ha bisogno di raccogliere tutte le informazioni che gli permettano di svolgere al meglio il suo compito.

 

Per maggiori informazioni: http://www.drfurter.ch

Da qui è possibile scaricare l’opuscolo informativo:
http://www.scribd.com/doc/107042833/Opuscolo-Metodo-Furter-Del-Dr-Murero







mercoledì 29 agosto 2012

REFLESSOLOGIA PLANTARE


Negli ultimi anni c’è un forte richiamo a riportare alla luce tecniche per il ben-essere e di guarigione che sembravano accantonate o dimenticate; proprio nell’era di maggiore evoluzione della società, con il progresso della scienza e delle tecnologie avanzate, sono riemersi antichi metodi di medicina naturale che hanno il pregio di allinearsi al principio fondamentale indicato da Ippocrate su come applicare l’arte medica: “primum non nocere” cioè "per prima cosa, non nuocere", utilizzando modi e sostanze che minimizzano il rischio e gli effetti collaterali.

Tra le varie tecniche si evidenzia la reflessologia o riflessologia.

La riflessologia è una terapia naturale che cura secondo il principio che ogni organo ha un suo punto corrispondente in altre zone del corpo, che sollecitate agiscono sull’organo stesso spingendolo a reagire con una risposta automatica e involontaria.

Reflessologia o riflessologia sono parole composte da re-flecto in latino e logos in greco.
“Riflesso” deriva dal latino reflectere: re significa "ripetere un'azione" da un nuovo punto di partenza e flecto significa "curvare - piegare"; quindi reflectere vuole indicare la deviazione di un'energia, il rimandare indietro qualcosa. Con la trasformazione dal latino al volgare, all’attuale italiano, la parola reflexus, participio passato di reflectere, si è trasformata da reflexo in reflesso a riflesso.
Logos” (in greco: λόγος) deriva dal greco λέγειν (léghein) che significa scegliere, raccontare, enumerare. I termini latini corrispondenti (ratio, oratio) si rifanno con il loro significato di calcolo, discorso al senso originario della parola.

Quindi, sotto la voce riflessologia troviamo tutte le tecniche che si basano sulla relazione esistente fra una parte del corpo (ad esempio la pianta del piede) e l’organismo nel suo insieme, per cui ogni organo e la sua funzione interna si “riflette” su una parte specifica del corpo. Esistono su tutto il corpo zone riflesse sui quali è possibile intervenire per alleviare dolori e tensioni e le aree più comunemente usate sono la testa (craniosacrale), il viso (riflessologia facciale), gli occhi (iridologia), le orecchie (auricoloterapia), le mani (riflessologia palmare), i piedi (riflessologia plantare), ecc..

Si pratica la stimolazione tramite un particolare massaggio o il tocco dei punti riflessi; agendo su questi punti si ha la possibilità di sollecitare l’organo corrispondente.
La riflessologia è un metodo bionaturale e rientra nelle discipline olistiche (da holos che significa intero); stimola il potere di autoguarigione della natura la “Vis Medicatrix Naturae”, cerca di riportare la persona a una situazione di benessere nel corpo, nelle emozioni, nei pensieri e nei sentimenti, per il raggiungimento e il mantenimento dell’equilibrio; agisce sia preventivamente che durante altri trattamenti.

Ci sono diverse teorie per spiegare il funzionamento della riflessologia considerando che ci sono sempre ricerche in corso: si parla dell’azione di milioni di terminazioni nervose; di onde generate dal massaggio che provocano una reazione chimica sugli organi corrispondenti; di canali attraverso i quali scorre l’energia.

Tramite la stimolazione di alcuni punti, si crea una reazione a catena fra le terminazioni nervose delle zone riflesse e l’organo in cui si localizza il disturbo. Queste terminazioni nervose, a secondo della pressione esercitata, portano l’informazione al cervello che elaborandole, le trasferisce all’organo interessato. Le zone in cui le concentrazioni nervose sono più massicce, sono collocate nelle parti più periferiche del corpo: la testa, le mani e i piedi.
Nell'uomo esiste una carica di energia vitale, che scorre continuamente attraverso dei canali e che rappresenta la condizione primaria per una buona salute. Se un organo smette di ricevere nella giusta quantità quell'apporto di energie di cui necessita, ne viene compromesso l’equilibrio e la funzionalità; è quindi importante che nessun blocco si venga a formare nei canali energetici.

La riflessologia si basa anche su principi analoghi a quelli dell'agopuntura: ci sono linee di energia che collegano i piedi e le mani alle varie parti del corpo; di conseguenza l'intero organismo può essere stimolato operando sui punti riflessi presenti nelle linee. Le linee di energia della riflessologia sono diverse dai meridiani dell'agopuntura, ma entrambi i metodi traggono origine dalle antiche terapie cinesi.

Il riequilibrio dell'organismo e lo stato di salute, sono la conseguenza dell’effetto del trattamento sul sistema nervoso e sulla circolazione dell'energia vitale all'interno del nostro corpo. L'azione riflessologica, oltre a equilibrare il corpo, rilassare e armonizzare il sistema nervoso, si spinge anche nella psiche per liberare l'energia mentale trattenuta dai blocchi emozionali.

Quella “plantare” è una delle tecniche più conosciute e praticate della riflessologia.

I piedi sono un nostro primario punto vitale, ci permettono di muoverci nello spazio e diventano, perciò, sinonimo di salute e di libertà.

Avere “mal di piedi” causa effetti problematici, inducendo a modificare la postura, il modo di camminare e molte volte imprime sul volto delle contrazioni dovute alla sofferenza. La sofferenza del piede potrebbe quindi far insorgere dei dolori alla testa, sino ad arrivare a vere e proprie malattie degli organi corrispondenti alle zone di riflesso sul piede che vengono considerate irritate.

Il massaggio esercitato sui piedi è più funzionale perché i riflessi nei piedi sono molto più sensibili. I piedi costituiscono uno dei punti di maggior concentrazione delle zone riflesse. Su ogni piede, il sistema nervoso è presente con ben 7.200 terminali nervosi e, a livello di corteccia cerebrale, i piedi e le mani occupano un'area  di gran lunga più vasta rispetto alle altre parti del corpo; questo è un fatto che ci parla della ricettività e della sensibilità della naturale "sorgente energetica".

Si può dire che la Reflessologia Plantare è una tecnica di massaggio che agisce attraverso la digitopressione, intervenendo attraverso la stimolazione dei punti individuati sul piede. Il punto doloroso riflesso e trattato sarà il punto di sblocco principale dell’energia che ristagna o che è insufficiente, per una più equilibrata relazione con gli altri organi.
Il trattamento richiede lo studio delle mappature del piede, una sviluppata sensibilità, un tocco che abbia una "sana pressione" e un po’ di esperienza. La stimolazione è effettuata su punti ben precisi, in modo che il cervello decifri il messaggio e lo trasmetta poi all'organo interessato.
Attraverso un'attenta valutazione e manipolazione del piede si può in breve periodo produrre effetti positivi sul corpo e si può inoltre a capire l'origine del problema.

Le zone riflesse sono localizzate sulla pianta e sul dorso dei piedi, oltre che lungo i lati esterni e interni. Gli organi sono posti in maniera logica, come se fotografassimo una persona e la proiettassimo sui piedi: in tutte le mappe troveremo le zone riguardanti la testa sulle dita dei piedi, nella parte mediale si troveranno i punti della schiena, l'incavo della pianta dei piedi ospiterà l'apparato digerente e urinario e sulle parti laterali troveremo gli arti superiori e i femori.

La Reflessologia Plantare è una terapia curativa, ma la sua funzionalità principale rimane quella preventiva: il suo fine è quello di far scattare i meccanismi che portano all’omeostasi, cioè a uno stato di equilibrio e di armonia all’interno dell’organismo. E’ un trattamento olistico che agisce più efficacemente quando viene usato per ristabilire l'organismo nella sua totalità, piuttosto che curare solo alcuni disturbi. Si considera la persona nella sua completezza di corpo, emozioni, mente e spirito, e quindi punta ad agire sulla causa della disfunzione e del disequilibrio, piuttosto che limitarsi a sopprimerne i segni e i segnali corporei e mentali.

Il suo fine è essenzialmente il riequilibrio della persona liberando l'organismo da tossine ridonandogli il suo originale vigore vitale. Una seduta di Reflessologia Plantare è un piacevole modo per eliminare lo stress e ritrovare, un momento di relax e di benessere, un pacifico e rigenerante contatto con se stessi.

Consente inoltre il recupero della consapevolezza dei propri centri vitali, del proprio potenziale energetico, delle proprie capacità di autogestione nelle situazioni in cui si presenta lo squilibrio delle energie di cui ogni organismo è dotato per esprimere così quella vitalità che è salute, armonia con se stessi e con l'ambiente esterno.

La possibilità di liberarsi da certi tipi di costrizione aiuta l'uomo a trovare se stesso. Togliersi le scarpe e correre sull'erba, o camminare su un sentiero a piedi nudi, è di primaria importanza, dato che l'azione permette di entrare in contatto con la madre terra e di attingere energia che consentirà di riattivare la circolazione e il flusso delle forze vitali all'interno dell'individuo. Massaggiando quotidianamente i nostri "punti deboli" e quelli momentaneamente dolorosi si possono prevenire disturbi più seri andando a risvegliare le nostre capacità di autocura, quella vitalità che attiva la forza dell'intero organismo.


Per un automassaggio è consigliabile adoperare strumenti che facilitano il trattamento tipo pettini, rulli, palle da tennis, ecc..;  qualsiasi oggetto che stimoli la pianta del piede può essere usato per localizzare i punti di riflesso.


I piedi rappresentano il nostro essere e la loro struttura può modificarsi anche in pochi mesi in relazione agli scarichi neuromuscolari che i continui cambiamenti interni comportano. Riflettono il movimento che ha luogo ad ogni livello del nostro essere, ma ciascuno di noi ha il suo modo di esprimere le proprie emozioni e le proprie problematiche e soprattutto di somatizzarle. Non può esistere quindi uno schema di lettura psicosomatica fisso per tutti in quanto non è mai possibile dire con esattezza cosa stia accadendo. Quando notiamo una particolare condizione del piede possiamo essere sicuri che vi è un’attivazione di energia, che può presentarsi in modi diversi.

Il piede ci parla di noi, ecco alcuni esempi di rappresentazione:

- arco del piede basso: può esprimere un collasso a livello energetico, sentimento di debolezza e di sconforto nel rapporto con il mondo e verso la nostra capacità di operare in esso;
- appiattimento dell’arco plantare: può rappresentare una reazione di adattamento che la persona ha operato nei confronti dell’ambiente esterno (cioè è diventato più diplomatico);
- arco del piede alto: può esprimere un ritirarsi, un trattenersi, una difficoltà a dare e la riluttanza ad essere coinvolto
- tendenza a camminare sulle punte: può denotare un’ insicurezza che emerge;
- tendenza a camminare con passi sgraziati: può denotare una mancanza di equilibrio interiore e un rigido approccio con la realtà esterna;
- valgismo o rigidità del muscolo flessore dell'alluce: possono esprimere uno squilibrio tra testa cioè il pensiero razionale e le zone basse del corpo cioè dell'inconscio profondo, gli istinti e le pulsioni;
- pelle spessa e duroni: possono rappresentare il tentativo della parte interessata di difendersi dall’esterno e quindi difficoltà ad accettare intrusioni esterne;
- i calli: hanno radici che penetrano nella carne e sono più dolorosi, possono indicare che il conflitto è più profondo e acuto;
- le unghie incarnite: si formano nell’angolo ungueale dell’alluce (dito corrispondente alla testa), possono significare uno stato di resistenza mentale al cambiamento o a pensieri ripetitivi e ossessivi;
- piede che suda troppo: può rivelare un disagio o uno scarico emotivo;
- piede screpolato con pelle che si sfalda e si rigenera: può denotare il desiderio di voler cambiare delle situazioni della propria vita;
- piede freddo: può riflettere una vita piatta con poche emozioni o sentimenti bloccati e congelati;
- piede troppo caldo: può significare un eccesso emozionale, una iperproduzione di energia mentale che e' bene scaricare subito.


Un po’ di storia sulla Reflessologia Plantare

I piedi sono le nostre radici, il nostro sostegno, il nostro punto di contatto con la Terra e la sua energia. Costituivano il più valido mezzo di trasporto, per questo già alcune migliaia di anni fa i piedi erano raffigurati nelle iconografie indiane, cinesi ed egiziane come oggetto di venerazione.

Lo dimostrano anche le tradizionali usanze del "prostrarsi ai piedi" e di toccare i piedi come segno di rispetto, sottomissione e richiesta di protezione.

La Reflessologia Plantare affonda le sue millenarie radici nel tempo e risale dall'arcaica cultura orientale e delle tecniche di guarigione degli antichi sciamani che riportavano la "Grande Madre Terra" in relazione con le persone attraverso la parte del corpo che più di tutte ne era a contatto, i piedi.

La saggezza popolare ha poi trasportato questa preziosa arte che veniva tramandata, attraverso suggestivi rituali, da maestro ad allievo. La Reflessologia Plantare, come viene praticata ai nostri giorni, nasce da una evoluzione storica che trae origine da forme di massaggio antiche.
Il dottor Harry Bond Bressier, fu il primo a compiere ricerche storiche sulla reflessologia, risalendo a sporadiche notizie in ogni tempo ed in ogni luogo.
All’oriente si fa risalire la conoscenza del massaggio palmare e plantare a circa 5.000 anni fa. In India circa 4.000 anni fa furono scritti i primi “Veda”, in questi libri sacri si può leggere che i curatori, per arrivare ad una diagnosi osservavano accuratamente la mano e i piedi degli ammalati. Anche in Italia, precisamente in Valcamonica, è stato ritrovato un graffito con un feto rappresentato nel piede risalente a 4.000 anni prima di Cristo.
I piedi hanno una tale importanza nella vita di ciascuno, che il sistema filosofico indiano Samkhya li relaziona al senso della vista.

In Saqquarah (Egitto, 2330 a.C. circa) è stato rinvenuta un’antica testimonianza storica sulla pratica della riflessologia: un pittogramma su papiro dal sepolcro noto come la “Tomba del Medico”, di Ankhmahor gran Vizier della VI dinastia. Il gran Vizier non era un medico, ma la sua tomba ha assunto questo nome proprio dall'affresco su riportato.
L'iscrizione che appare nell'immagine pittorica è stata tradotta nel modo seguente:



dice il paziente
"non farmi male"
la risposta del guaritore è
"agirò in modo da meritare la tua lode"





Pare che anche i Maya e gli Inca usassero questa tecnica i quali la trasmisero agli indiani d’America.
La Reflessologia Plantare è conosciuta e praticata da sempre dai Nativi americani come ad esempio dai Cherokee. Il “Clan dell’Orso” che vive alle pendici dei monti Allegheny usa la reflessologia in una cerimonia sacra e vi partecipano tutti, sia sani che ammalati. Anche il 20° presidente degli Stati Uniti James Abram Garfield (1831 – 1881) riscontrò notevoli miglioramenti, fino alla definitiva scomparsa dei dolori facendosi trattare con delle stimolazioni pressorie ai piedi.
Numerosi altri documenti testimoniano la diffusione della reflessologia nei secoli successivi nel mondo, anche in Europa.

Nel 1500 lo scultore Benvenuto Cellini, scriveva nella sua biografia che fu trattato con robuste pressioni sulle mani e sui piedi per guarire “diffusi dolori nel corpo”.
In Europa intorno al 1582 i medici Adamus e A’tatis, discussero di metodi simili alla reflessologia.
In Germania il Dottor Alfons Cornelius guarì con “la cura dei piedi” da dolori diffusi contratti a seguito di una forma infettiva piuttosto grave.
In Russia il filosofo Ivan Petrovich Plavlov, nel 1883, conduce una ricerca sui riflessi condizionati, concludendo che “tutti gli stimoli sono condizionanti e possono provocare una risposta condizionata grazie al fatto che il sistema nervoso collega, tra loro, tutte le regioni e le funzioni dell’organismo”.
Nello stesso anno Voltolini, e Mackenzie nel 1884, pubblicarono le loro scoperte sulle modificazioni che avvengono nella mucosa nasale in presenza di processi in atto nell’apparato genitale. Alla fine dello stesso secolo l’otorinolaringoiatra W. Fliess dimostrò che anestetizzando con cocaina particolari punti del naso, si ottenevano miglioramenti di determinati disturbi genitourinari.
La conoscenza della Reflessologia Plantare come tecnica moderna si deve allo studioso americano William H. Fitzgerald (Middletown, Usa 1872 – Stanford 1942) otorinolaringoiatra, il quale sviluppò il sistema riflesso-indipendente che chiamò "Massaggio Zonale". La sua mappa del corpo umano con i collegamenti degli organi e degli apparati a punti specifici situati sul piede risale al 1910.

Fitzgerald si laureò all'Università del Vermont e lavorò in importanti ospedali sia a Londra che a Vienna. Era al corrente che molte tribù di Indiani americani massaggiavano i piedi dai tempi immemorabili ai loro malati e, grazie alle nozioni di pratiche di agopuntura cinese acquisite in Europa, il dott. Fitzgerald cominciò a prendere in considerazione il concetto di aree riflesse ed ebbe le prime intuizioni del suo metodo.

Lo scopo di Fitzgerald era quello di ottenere un effetto antidolorifico, per evitare l'uso dell'oppio e per alleviare le sofferenze dei suoi pazienti. Rimase infatti sorpreso dal fatto di poter eseguire un'operazione al naso o alla gola senza far provare dolore al paziente, mentre altre volte la stessa operazione provocava dolori insopportabili; scoprì che nel primo caso il paziente praticava delle pressioni su alcune parti della mano.

Divise il corpo umano in 10 zone longitudinali che corrono lungo il corpo dalla cima della testa alla punta degli alluci. Stabilì che il corpo è percorso da correnti elettriche invisibili che corrono lungo le zone.

Il numero dieci corrisponde al numero delle dita delle mani e dei piedi ed ogni dito delle mani e dei piedi rientra in una zona.

La teoria sostiene che le parti del corpo presenti all'interno di una determinata zona saranno collegate l'una all'altra per mezzo dell'energia che scorre dentro la zona stessa e possono perciò essere stimolate reciprocamente.

Nel 1913 egli comunicò le sue scoperte ai colleghi dentisti, che cominciarono ad usare la tecnica di pressione al posto degli anestetici.

Il dottor Fitzgerald fu anche il primo a pubblicare un trattato su questa terapia; nel 1917, in collaborazione con il dottor Edwin F. Bowers, pubblicò il suo primo volume sull'argomento: Zone Therapy, or Relieving pain at Home - La Terapia Zonale, ovvero alleviare il dolore a casa.

Allievi del dott. Fitzgerald furono il dott. J. Rilay e la sua assistente Eunice Ingham, quest’ultima approfondì il lavoro di Fitzgerald, dando il maggior contributo alla reflessologia plantare moderna, separando il lavoro delle zone riflesse in genere da quello del piede, ed iniziando a costruire una mappa delle zone riflesse sul piede corrispondenti ai vari organi.
Negli anni ’60 la Ingham divenne la prima divulgatrice di questa tecnica e alcune sue allieve, Hanne Marquardt in Germania e la Doreen Bayly in Gran Bretania, riportano la reflessologia in Europa.
Hanne Marquard fondò in Germania la scuola di Riflessoterapia del Piede e iniziò a tenere corsi per terapeuti.

In Italia, la reflessologia viene introdotta e divulgata da Elipio Zamboni (Songavazzo 1929 – Bergamo 1992), massofisioterapista ed erborista bergamasco diplomato in reflessologia nel 1974 presso la scuola di Hanne Marquardt. Zamboni negli anni successivi organizza corsi di reflessologia plantare, approfondisce il lavoro della Ingham sulla mappatura del piede. Zamboni fondò la Federazione Italiana di Reflessologia del Piede (F.I.R.P.) nel 1987, diventandone Presidente ma soprattutto leader carismatico.
 Diceva: “Sedere ai piedi di un paziente è un atto di umiltà e di amore”.

Successivamente molti ricercatori di tutto il mondo hanno portato notevoli contributi, scoprendo nuovi punti o addirittura nuove reti di riflesso, rendendo questa tecnica sempre più semplice ed efficace.