giovedì 22 settembre 2011

LA TERAPIA DELLA RISATA

Quando tu ridi tu cambi
e quanto tu cambi
il mondo cambia intorno a te!
Madan Kataria



Perché ridiamo poco?

Siamo diventati troppo seriosi, troppo impegnati, troppo presi dai nostri progetti e abbiamo l'idea che cercare la risata sia tempo sprecato.

Ci siamo allontanati dal nostro Vero Essere, la nostra Anima, e non siamo più capaci di ridere!

La risata fa bene.

La terapia della risata si chiama Gelotologia ed ha potenzialità terapeutiche “a costo zero”.
Ha dato risultati in campi medici, in particolare con i bambini (con la figura del Clown Dottore). Viene utilizzata nel settore socio-sanitario con anziani, disabili, persone detenute, persone con disagio psichiatrico; nelle scuole; nel campo della formazione, con personale sanitario, con personale scolastico, con manager e quadri d'impresa.

La gelotologia trova le sue radici nella PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia), branca della medicina che si occupa delle relazioni fra il funzionamento del cervello e il sistema immunitario.

La risata oltre a stimolare le difese immunitarie, aumenta il flusso sanguigno nelle aree che secernono endorfine, induce rilassamento attraverso la riduzione del sistema nervoso simpatico che è responsabile delle contrazioni muscolari. Risolleva i toni dell’umore, capovolgendo il modo in cui stiamo guardando noi, gli altri, la realtà. Porta in superficie i nostri istinti più viscerali, compresi quelli sessuali. Permette alla nostra creatività di emergere, rompe le convenzioni e le regole, spezza le formalità.

Esistono diverse metodologie di applicazione della gelotologia, una tra queste è il metodo dello Yoga della risata.

Consiglio la visione di questo video almeno una volta al giorno!






 
Il metodo è stato creato dal dott. Madan Kataria, un medico praticante a Mumbai e scrittore in una rivista di salute "Your Own Doctor". Il creatore del "club della risata" in India e nel mondo, egli è il Presidente Fondatore del Laughter Club International. Propaga la tecnica yoga di gruppo basata sulla risata perché ognuno possa godere i benefici di questa magnifica cura naturale.

martedì 13 settembre 2011

ILDEGARDA DI BINGEN


Io sono la pioggia
che  fa  ridere  l'erba
 con la gioia della vita.
Hildegarda di Bingen



Qualche settimana fa mentre facevo determinate ricerche sul web, mi sono soffermata sull'immagine raffigurante la monaca ILDEGARDA DI BINGEN, uno dei personaggi femminili più importanti del medioevo tedesco.
La sua storia mi ha affascinata molto. Questo è il testo che gentilmente, mi hanno concesso di riproporre.


Ildegarda fu unica, irripetibile, profetessa e musicista (probabilmente la prima donna musicista della storia cristiana), mistica e donna di potere, visionaria, filosofa e donna di medicina, scienziata e poetessa, umile e famosa in tutta Europa, anticonformista, instancabile organizzatrice e donna dalla salute fragilissima, aristocratica confidente di papa e imperatori e fiera sostenitrice della vicinanza al popolo. Ildegarda che nelle sue visoni incontrava Sophia, la sapienza divina femminile, e da essa ispirata diede forma ad una descrizione dell'universo, del mondo e dell'uomo, pervase da un'armonia e una bellezza profonde. Ildegarda che seppe essere delicata, autorevole, concreta, accogliente, ispirata, coraggiosa e paziente.

Ildegarda di Bingen, anzi, santa Ildegarda di Bingen - il suo culto è ancora oggi assai vivo in Germania - monaca e badessa nel monastero femminile Benedettino, visse nel XII secolo, nell'epoca medioevale cui risalgono le grandi cattedrali gotiche, Chartres in primo luogo.

La sua vita
Ildegarda è la decima e ultima figlia di nobile famiglia. Nasce in epoca di crociate: il nome Ildegarda significa proprio “vincitrice delle battaglie”. Fin da piccola era una bambina 'speciale' (oggi diremmo “indaco”): intelligente, acuta, di salute assai instabile; anche la sua natura di visionaria comparve molto presto, verso i 5 anni. I genitori decidono di affidarla, all'età di otto anni, alla maestra Jutta, una giovane di nobile lignaggio che si era appena ritirata in clausura presso il monastero benedettino di Disibodenberg.
Giunta all'adolescenza Ildegarda decise di porre la sua vita al servizio di Dio; pronunciò i voti dell'ordine benedettino e riceve il velo. Passano trent'anni senza che si verifichino grandi eventi, ma intanto: "La reverenda madre (Jutta) scopriva piena di meraviglia come la sua allieva fosse divenuta a sua volta maestra ...".

Così, alla morte di Jutta le monache la eleggono badessa. Per cinque anni ancora la vita al monastero prosegue il suo corso tranquillo, ma quando Ildegarda arriva ai quarantadue anni, in un momento di crisi fisica e psichica, la voce di Dio insistentemente le intima di rendere pubbliche le sue visioni scrivendone.
Da quel momento le forze le ritornano e Ildegarda inizia a comunicare le visioni, e scrive la sua prima grande opera, lo Scivias (Conosci le vie). Intanto la sua fama si spande nella regione, giungendo anche alle orecchie del papa che, su consiglio di S. Bernardo, dà a Ildegarda il permesso di rendere noto ciò che lo Spirito le ispira incoraggiandola a scrivere. La sua fama comincia ad espandersi, Ildegarda inizia a intrattenere scambi di epistole con numerosissimi e potenti personaggi in tutta Europa (fra cui l'imperatore Barbarossa), dissertando di politica, filosofia e teologia.
Ildegarda scrive, compone musica sacra, si occupa di moltissime scienze, di medicina e fitoterapia in particolare. Detta ciò che le sue visioni le indicano e ne fa dipingere immagini.

Sempre più numerose sono le fanciulle che bussano alla sua porta per essere accolte in monastero. Ildegarda decide di fondare un nuovo convento sulla collina di Rupertsberg, vicino alla città di Bingen, alla confluenza di due fiumi. Dopo una fase travagliata, con rapporti difficili con la comunità monastica maschile, il nuovo convento si consolida lentamente finché Ildegarda ottiene la protezione dell'arcivescovo di Magonza e dello stesso imperatore, Federico Barbarossa.
Con l'imperatore la santa aveva avuto buoni rapporti fin da quando egli, colpito dalla sua fama, l'aveva invitata nel suo castello di Ingelheim. Ciò non le impedisce di prendere risolutamente posizione contro di lui (con parole di fuoco), a favore del papa legittimo Alessandro III, quando l'imperatore entra in contrasto col papato facendo eleggere due successivi antipapi.

Sotto la saggia guida di Ildegarda, la comunità di Rupertsberg vive nella gioia e nella concordia, suscitando ammirazione ovunque. Così scrive il monaco fiammingo Viberto: "La madre circonda le figlie con tale amore, e le figlie si sottomettono alla madre con tale reverenza, che si stenta a distinguere se siano le figlie o la madre a riportare la vittoria. Praticano con zelo letture e canti e le si può vedere intente a scrivere libri, a tessere paramenti sacri o dedite ad altri lavori manuali".

Il convento di Rupersberg attira sempre più giovani, così che dopo dieci anni dalla fondazione Ildegarda fonda un altro convento sulla riva opposta del Reno, ad Eibingen. Gli aumentati impegni non le impediscono comunque di continuare nella produzione delle sue opere, fra cui il Liber Divinorum Operum (Il libro delle opere divine). Ormai anziana, ma piena di energie, Ildegarda non manca di portare la sua parola, fatto straordinario per una donna, lontano dal suo convento, compiendo quattro grandi viaggi di predicazione nelle principali città dell'Europa centrale. Negli ultimi anni (raggiungerà gli 81, età assai ragguardevole per il medioevo, nonostante la salute sempre cagionevole) non cessano i contrasti anche col clero locale, nei confronti del quale Ildegarda si mostra inflessibilmente decisa.

Un anno prima della sua morte, Ildegarda dà prova della sua forza, opponendosi ai prelati di Magonza che le hanno ordinato di disseppellire e gettare il cadavere di un nobile scomunicato, sepolto nel suo monastero, pena la scomunica del monastero; con il suo bastone traccia una croce nell'aria sulla tomba, poi fa in modo che sul terreno non resti alcun segno che possa farla identificare e ordina di far tacere canti e melodie nel suo monastero.

"Vidi nell'anima mia che se avessi obbedito e buttato il cadavere fuori dal cimitero, tale azione avrebbe minacciato la nostra dimora come una grande nube nera, ci avrebbe avvolto come un nembo tonante che preannuncia la tempesta".

Viene, poi, provato che, prima di morire, al nobile era stata tolta la scomunica, e la questione si risolve, ma intanto Ildegarda ha offerto una nuova testimonianza della sua forza interiore.

Le visioni
Nonostante nel medioevo vi sia una fioritura di fenomeni mistici e di monaci e monache visitati da visioni, furono in realtà rarissimi i casi in cui tali visioni vennero accreditate come veritiere e profetiche, come per Ildegarda. Fra i criteri importanti, allora come ora, l'assenza di narcisismo: Ildegarda non si auto-nomina profetessa e non pubblica il contenuto delle sue visioni fino ai suoi 45 anni, quando le giunge l'ordine esplicito di farlo. Sottopone alle autorità ecclesiastiche le sue parole e attende di essere esaminata dalla commissione nominata dal papa per questo. Ricevuto l'assenso, inizia a dettare pagine e pagine su ogni aspetto dello scibile, dall'astronomia alla medicina, dalla fisica alla teologia, dalla filosofia alla cristalloterapia. In ogni campo, emerge l'aspetto dinamico delle visoni, che le si presentano innanzitutto come immagini in movimento.
Le visioni la accompagnano fin da piccolissima. Come racconta lei stessa:
"Nel mio quinto anno di vita vidi una luce così grande che la mia anima ne fu scossa, però, per la mia tenera età, non potei parlarne...".

Le visioni coincidono spesso con momenti di grande sofferenza fisica e psichica. Non sono momenti di estasi e tanto meno di trance: per ammissione sua e dei testimoni, durante la visione ella non perde mai il controllo, mantiene sempre il contatto con la realtà ed è pienamente consapevole, pur nelle sofferenze che accompagnano quelle singolari esperienze. Le sue visioni sono dunque un modo speciale di "vedere", un modo particolare di entrare in rapporto con la realtà, un modo diretto, capace di andare nel profondo, di intuire il vero, di cogliere nessi e relazioni, di immaginare possibilità e perciò a volte anche di prevedere vicende future. Ildegarda ormai anziana ne dà una lunga descrizione in una lettera a Gilberto di Gembloux:

"Fin dall'infanzia, quando ancora i miei nervi, le ossa e le vene non avevano raggiunto la pienezza della forza, e sino al tempo presente, ho sempre avuto nell'anima queste visioni, ed oggi ho più di settantadue anni; in queste visioni la mia anima, secondo il volere di Dio, ascende fino agli estremi del firmamento e segue le correnti dei diversi venti, e raggiunge genti diverse, anche lontane e sconosciute. E poiché nell'anima vedo tutte le cose in questo modo, nella mia visione soffro la mutevolezza delle nubi e degli altri elementi del creato. Queste cose non le percepisco con le orecchie esteriori, né le penso segretamente fra di me, né le apprendo mediante l'uso congiunto dei cinque sensi; posso dire soltanto che le vedo nell'anima, e che i miei occhi esteriori sono aperti, cosicché mai in esse ho subito il mancamento dell'estasi; io le vedo di giorno e di notte, ma sempre da sveglia. E sempre sono oppressa dalle infermità, e spesso soffro di così gravi dolori, che mi pare che minaccino di uccidermi; ma fino ad oggi Dio mi ha guarita.
La luminosità che vedo non è racchiusa in un luogo, ma risplende più della nube che sta davanti al sole; non so distinguere in essa altezza, lunghezza e larghezza; ed essa per me ha nome “Ombra del Vivo Splendore”. E come il sole, la luna e le stelle appaiono riflessi nell'acqua, così le scritture, i discorsi, le virtù e le opere degli uomini risplendono per me in essa. Tutto quello che vedo e apprendo nelle visioni lo conservo nella memoria per lungo tempo, cosicché ricordo quello che un tempo vidi; e vedo, ascolto e apprendo nello stesso istante, e quasi istantaneamente comprendo ciò che ho appreso; ma quello che non vedo non lo conosco, perché sono ignorante ed ho imparato a malapena a leggere. Le cose che scrivo delle visioni sono ciò che ho visto e udito; e non aggiungo altre parole oltre a quelle che sento e che riferisco in un latino imperfetto, come le ho udite nella visione; poiché nelle mie visioni non mi si insegna a scrivere come scrivono i filosofi, e le parole udite nella visione non sono come quelle che risuonano sulla bocca degli esseri umani, ma come fiamma che abbaglia o come una nube che vaga nella sfera dell'aria più pura.
Di questa luminosità non posso conoscere la forma, non più di quanto si possa guardare direttamente la sfera del sole. Talvolta - ma non accade di frequente - vedo all'interno di questa luminosità un'altra luce, che chiamo “Luce Vivente”. Non so dire quando e come io la veda; ma, allorché la vedo, si allontano da me tristezza e dolori, e mi comporto allora con la semplicità di una fanciulla, e non come una donna ormai vecchia."
Fra le visioni, fin dalle prime le appare Sophia, sapienza divina, che le trasmette l'amore e il disegno del creato.

"E vidi come nel centro dell'aria australe un'immagine nel mistero di Dio bella e mirabile, di forma simile a quella umana, il cui volto era così bello e splendente, che è più facile fissare il sole che non quel volto ...
Così parlò l'immagine, che comprendiamo essere l'amore, che rivela il suo nome come vita di fuoco della sostanza divina..."

E le visioni sono accompagnate da una musica celestiale, che Ildegarda trascrive, componendo (lei che non ha alcuna cultura musicale) canti e musiche all'avanguardia nel panorama gregoriano dell'epoca (rigorosamente di compositori uomini) e che sono anche ai giorni nostri brani di notevole successo, realizzati dai più quotati cori e orchestre.

Le opere: musica, arte, poesia, scienza e fede
Fusione di testi, immagini e musiche qualcuno ha proposto di classificare le opere di Ildegarda come "multimediali".
Ildegarda ha utilizzato in modo potente lo strumento delle immagini, attingendo e riformulando il grande patrimonio dell'immaginazione medievale, che non era semplice frutto di fantasia ma era carica di significati e di valori. Le sue visioni sono infatti delle straordinarie figurazioni intellettuali e immaginifiche sviluppate sulla base dell'immaginario collettivo dell'epoca (poiché Dio le parlava dall'interno della sua cultura) nel quale erano attivi anche elementi naturalistici e astrologici ereditati dall'antichità precristiana. Le magnifiche miniature che raffigurano le sue visioni (quelle dello Scivias furono eseguite molto probabilmente sotto la sua guida diretta) sono immagini simboliche statiche; la santa vedeva invece immagini dinamiche.



L'uomo, il mondo, la viriditas, l'armonia musicale

Microcosmo e macrocosmo, uomo e mondo si corrispondono, animati dalla stessa forza vitale, la viriditas, il verdeggiante spirito, il soffio che dà vita.
L 'uomo "splendore di bellezza e di luce" è rappresentato come il nucleo centrale di un cosmo a cerchi concentrici, abbracciati da Dio uno e trino (rappresentato spesso nelle sue immagini come un cerchio di fiamme). Nell'uomo la testa corrisponde a sole, luna e stelle, il petto ai venti, l'addome alle acque e le gambe e i piedi alla terra. Il cosmo è in realtà l’uovo cosmico, immagine di fecondità di vita.
Uomo e universo sono composti allo stesso modo: aria, acqua, fuoco e terra ne sono gli elementi di base, la viriditas ne anima ogni cosa.
Diversamente dall'imperante disprezzo per il corpo della sua epoca, Ildegarda vi legge un aspetto essenziale del creato, portatore della possibilità di espressione del divino celeste. Ella ha la capacità di far coincidere aspetti spirituali e aspetti concreti tanto nelle sue opere quanto nel sua modalità unica di dirigere il suo monastero e di muoversi nel mondo del suo tempo. Come vedremo poco oltre, sapere ed esperienza non sono separabili per lei, così come nelle sue visioni le giunge contemporaneamente il 'sapere' sul mondo e l'esperienza' di tale sapere.

Armonia celeste e armonia musicale si corrispondono, nella visione di Ildegarda. Simphonia è un concetto chiave nell'universo spirituale di Ildegarda, che lo usa per indicare non solo l'armonia dei suoni creati dalle voci e dagli strumenti, ma anche l'armonia celeste e l'armonia intima dell'uomo. Secondo Ildegarda l'anima umana è simphonalis (sinfonica) e questa caratteristica si esprime, sia nell'accordo fra anima e corpo, sia nel far musica. La musica è celeste e terrestre insieme: essa evoca, almeno per un momento, la consonanza celeste che regnava in Paradiso prima del peccato originale, riproducendola nel giubilo delle voci e degli strumenti. Il primo uomo spontaneamente cantava, con voce simile a quella degli angeli.

Scienza e medicina
L'intera opera di Ildegarda si basa sull'uso dell'analogia e del simbolo: attraverso tali strumenti ella tenta di comunicare non solo le idee ma anche l'esperienza, incomunicabile a parole. Dalla fisica alla medicina, una stessa legge attraversa le scienze, una legge di corrispondenza.
La sua medicina ha due anime: quella mistica (le visioni rivelatrici divine, il veder dentro nella luce divina), e l'altra scientifica, quella che la porta ad osservare direttamente la natura, raccogliendo le erbe più rare, osservando i decorsi delle malattie delle sorelle e degli infermi dei dintorni di Bingen, elaborando rimedi, cure, ricette (l'alimentazione è un aspetto fondamentale per la salute), spesso validi ancora oggi. Conoscendo bene la sofferenza, a causa della sua salute malferma, Ildegarda, in straordinaria modernità d'intuizione, è convinta che, proprio per la la corrispondenza di uomo e universo, inscindibilmente legati, il malessere dell'uno si ripercuota sull'altro, perciò, per raggiungere o riacquistare il benessere psico-fisico, l'essere umano doveva ri/attingere le energie necessarie dal mondo circostante, essendo parte del tutto, giacché i suoi disturbi dipendevano proprio dalla perdita dell'armonia con l'ambiente esterno.

Nelle sue miniature, l'uomo-microcosmo è in armonia con Dio e con il creato (il cerchio di fuoco che circonda e contiene la figura è l'amore di Dio).
Ildegarda attinge al mondo vegetale, descrivendo anche la forma delle piante, le caratteristiche del rimedio, gli effetti prodotti, la diversa efficacia e i diversi utilizzi, personalizzando la cura a secondo che se a riceverlo era un uomo o una donna.
I suoi rimedi sono basati, secondo l'uso del tempo, sulla dottrina dei temperamenti, sul caldo e sul freddo, sull'umido e il secco e sul loro bilanciamento, in eccesso o in difetto per riequilibrare gli umori causa del disturbo.

Molti ancora oggi vengono usati nella fitoterapia contemporanea; ad esempio, per la cefalea e il mal di stomaco Ildegarda suggerisce la mentuccia, dove la fìtoterapia moderna adopera la menta; contro la nausea suggerisce il cumino, ancora oggi usato; per la tosse e il raffreddore trova efficace il tanaceto e, in caso di epistassi, l'aneto e l'achillea millefoglie, erbe similmente adoperate ai giorni nostri.

Ildegarda scrive anche di cristalloterapia; consapevole che pure nelle pietre risiede la viriditas, e attribuisce alle diverse pietre i loro poteri curativi. Dedica alle pietre un'opera specifica (il De Lapidarum) e suggerisce diversi modi per utilizzarne i benefici effetti, indossandole o variamente preparandole.

Ad esempio, ai mentitori e alle persone inclini alla collera per guarire suggerisce di tenere in bocca un diamante; il topazio, invece, messo in una bevanda, neutralizza qualsiasi veleno; la perla, sciolta in poche gocce d'aceto, ingerita, è efficace contro il mal di testa; l'ametista, strofinata sulle zone interessate, elimina le macchie dal viso.
Per il dolore al cuore è opportuno mettere una pietra di diaspro freddo sul petto fino a quando il calore del corpo non lo abbia riscaldato, poi toglierla e lasciarla raffreddare ancora, ripetendo il trattamento sino a quando non si riscontra il miglioramento; per i sogni agitati e gli incubi, invece, suggerisce di tenere la pietra di diaspro accanto a sé mentre si dorme: la sua energia favorirà la serenità del sonno.
E per gli occhi dolenti, Ildegarda consiglia di mettere un topazio a bagno nel vino per tre giorni e tre notti e poi, prima d' andare a dormire, di appoggiare la pietra bagnata di vino sugli occhi. Anche nel terreno della cristalloterapia, come in quello fitoterapico, Ildegarda mostra la sua capacità di intuizione, comprensione del linguaggio simbolico e delle energie, unita ad una attenta osservazione degli effetti dei rimedi.

Le donne e il femminile
Ildegarda ha, naturalmente, uno sguardo speciale per il mondo delle donne, sia nelle opere che nella vita. Nonostante si descriva come "debole essere femminile", come voleva la cultura cristiana del tempo, è capace di valorizzare il femminile nei suoi aspetti principali e, soprattutto, di offrire una descrizione dei momenti più intimi del femminile in cui la donna è riconosciuta nell'integrità e nella completezza di sè sia sul piano corporeo che sul piano spirituale, un punto di vista davvero sorprendente per una monaca medioevale.

La riproduzione e l'amore sono per Ildegarda le manifestazioni della potenza divina creatrice, di cui uomo e donna sono i portatori.

Si occupa di diversi aspetti del femminile, fra cui il ciclo mestruale, che - secondo la concezione della corrispondenza microcosmo - macrocosmo - ritiene connesso con le fasi lunari.

Del piacere sessuale, scrive nel Liber causae et curae:
"Quando nel maschio si fa sentire l'impulso sessuale (libido), qualcosa comincia come a turbinare dentro di lui come un mulino, poiché i suoi
fianchi sono come la fucina in cui il midollo invia il fuoco affinché venga trasmesso ai genitali del maschio facendolo bruciare ... Ma nella donna il piacere (
delectatio) è paragonabile al sole, che con dolcezza, lievemente e con continuità imbeve la terra del suo calore, affinché produca i frutti, perché se la bruciasse in continuazione nuocerebbe ai frutti più che favorirne la nascita. Così nella donna il piacere con dolcezza, lievemente ma con continuità produce calore, affinché essa possa concepire e partorire, perché se bruciasse sempre per il piacere non sarebbe adatta a concepire e generare. Perciò, quando il piacere si manifesta nella donna, è più sottile che nell'uomo..."
E della maternità e del parto, nello stesso testo:
"Quando è vicino il parto, il vaso in cui è chiuso il bambino si apre e la forza dell'eternità, che trasse Eva dalla costola di Adamo, è lì, giungendo all'improvviso, e rivolta tutti gli angoli di quella casa che è il corpo femminile. La prima madre di tutta l'umanità fu fatta a somiglianza dell'etere, perché come l'etere contiene in sé tutte le stelle, così essa, integra e intatta, conteneva in sé tutto il genere umano, che avrebbe generato senza dolore, poiché le fu detto: Crescete e moltiplicatevi."

E concludo con una citazione che dà un 'assaggio' del linguaggio delle visioni di Ildegarda, nella descrizione che lo spirito divino le fa della viriditas:

Inno alla forza della vita
"... Io sono la suprema forza di fuoco che ho acceso tutte le scintille viventi, in nessuna cosa mortale ho posto il mio soffio, le distinguo nel loro essere, ed ho ordinato rettamente con le mie penne più alte - cioè con la sapienza che vola - il circolo che le circonda.
Io, vita di fuoco, fiammeggio sulla bellezza dei campi, risplendo nelle acque e ardo nel sole, nella luna e nelle stelle, e con l'aereo vento suscito tutte le cose, vivificandole con la vita invisibile, che tutte le sostiene.
Perché l'aria vive nella vegetazione e nei fiori, le acque scorrono come se vivessero, e il sole vive nella sua luce, e la luna, quando è quasi scomparsa, è riaccesa dalla luce del sole come per vivere di nuovo, e le stelle risplendono nel suo splendore come esseri viventi. Io ho posto le colonne che contengono tutto il globo terrestre e quei venti che hanno penne a loro sottomesse, cioè i venti più lievi, che con la loro levità fanno da sostegno ai più forti, affinché non si mostrino pericolosamente, come il corpo è a contatto dell'anima e la contiene, affinché non evapori. E come il soffio dell'anima tiene insieme con fermezza il corpo, affinché non muoia, così i venti più forti animano quelli a loro sottomessi, affinché essi possano svolgere debitamente il loro compito. Ed io, forza di fuoco, sono nascosta in essi, essi da me avvampano, come il respiro continuo dell'uomo, o come nel fuoco la fiamma che guizza.
Tutte queste cose sono vive nella loro essenza, non possono morire, perché io sono la vita.
E sono anche la razionalità, col vento della parola che risuona, da cui ogni creatura è stata fatta, ed in tutte ho immesso il mio soffio, affinché nessuna nel proprio genere sia mortale, perché io sono la vita.
Sono la vita nella sua integrità, non quella che manca alle pietre, non quella che fa nascere le fronde dai rami, non quella che ha radice nella forza virile, ma io sono la radice di ogni vivente.
La razionalità infatti è la radice, la parola che risuona fiorisce in essa. E poiché Dio è razionale, come potrebbe non operare? le sue opere giungono a perfetta fioritura nell'essere umano, che fece a sua immagine e somiglianza, ponendo in esso il segno di tutte le creature secondo la sua misura.
Nell'eternità, da sempre, Dio volle fare l'essere umano, la sua opera, e quando ebbe fatto quest'opera le dette tutte le creature perché facesse le sue opere con esse, allo stesso modo in cui Dio aveva fatto la propria opera, l'essere umano. Ma sono io il suo ministro, perché tutte le cose vitali ricevono da me il loro ardore; sono la vita che permane uguale nell'eternità, che non ha avuto inizio e non avrà fine, e Dio è la vita stessa che si muove ed opera, una sola vita in un triplice vigore. L'eternità è il Padre, il Verbo è il Figlio, e il soffio che li connette è chiamato Spirito santo, e di ciò Dio ha posto il segno nell'uomo, in cui vi sono corpo, anima e razionalità."

Ricerca di Anna Pirera.
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Fonti:
Buona parte del testo è ripreso - molti brani letteralmente - da alcune fonti in rete, fra cui in particolare gli articoli di:
Mario Gargantini  Ildegarda di Bingen profetessa teutonica "http://web.tiscali.it/bertoldi/fede/san_ildegarda.html
Francesca Santucci Ildegarda di Bingen http://www.letteraturaalfemminile.it/ildegardadibingen.htm
Domenico Agasso http://www.santiebeati.it/Detailed/70550.html
e di autore non citato l'articolo su http://www.partecipiamo.it/.../ildegarda_di_bingen.htm

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Bibliografia su Ildegarda (riportata da Francesca Santucci nell'articolo citato)
Sabina Flanagan, Ildegarda di Bingen. Vita di una profetessa, Le Lettere, Firenze, 1991.
Canti estatici di Hildegard von Bingen: come una piuma sul respiro di Dio - Como : Red, 1996.
E. Gronau, Hildegard, vita di una donna profetica alle origini dell'età moderna, ed. Ancora 1996.
Loris Solmi, La medicina di Santa Ildegarda, Milano, Riza, 1999.
Santa Ildegarda; ginecologia: medicina olistica per la donna, Claus Schuite- Uebbing. - Rivarolo Canavese: Centro di benessere psicofìsico, 1996.
F. Bestini, F. Cardini, C. Leopardi, M.T. Fumagalli Beonio Brocchieri-Medioevo al femminile, Laterza, Roma- Bari, 1989.
Simboli e allegorie, Electa, vol. I e II, Pomezia (Roma) settembre 2004.

cui aggiungo:
Maria Teresa Fumagalli Beonio Brocchieri, In una aria diversa. La sapienza di Ildegarda di Bingen, Mondadori, 1992



venerdì 29 luglio 2011

FRIDA KAHLO

“E’ necessario che le nuvole fuoriescano anche dalla cornice. Tutto esce sempre da se stessi: il sangue, le lacrime, le nuvole, la vita stessa.”
Frida Kahlo
Tempo fa dopo aver visto il film “Frida” ho cercato sul personaggio. Frida Kahlo mi ha toccato molto per il suo modo di trasmettere passione.
Frida Kahlo è una pittrice messicana che è riuscita a dipingere se stessa, le sue emozioni, la sua solitudine, il suo dolore, le sue sofferenze e i colori della sua terra.
I suoi colori trasmettono dignità e amore per la vita. Nonostante i suoi tormenti, ha sempre dimostrato allegria e forza di volontà, per reagire a situazioni senza rimedio.
Per Frida la pittura è uno strumento per esprimere se stessa, adatto a raccontare quello che provava, come vedeva e percepiva il mondo.
"Non sono malata. Sono spezzata. Ma sarò felice finchè potrò dipingere.”
Frida Kahlo



Di seguito una breve biografia di Frida Kahlo (fonte http://www.mondolatino.it/, con l’aggiunta di alcune sue citazioni):

Nacque il 6 luglio 1907, un sobborgo di Città del Messico (lei dichiarava però di essere nata nel 1910, l'anno della rivoluzione messicana) e morì il 13 luglio 1954 a Coyoacán. Il suo vero nome era Magdalena Carmen Frida Kahlo Calderón. Studiò nella Scuola Tedesca e nella Scuola Nazionale Preparatoria di Città del Messico. Contrasse la poliomelite all'età di sette anni lasciandola un tantino zoppa, ragione per cui diventò un tanto eccentrica giocando giochi da e con ragazzi principalmente. Cosi inventò un amico immaginario che era capace di ballare piuttosto che zoppicare come Frida spesso faceva.
"Credo di essere stata una bambina normale fino all’età di sei anni, quando mi ammalai di poliomelite e mi ritrovai il piede destro deforme e un nuovo soprannome: Frida, pata de palo".
Frida Kahlo
Nel 1925 ebbe un tragico incidente che cambiò per sempre il corso della sua vita, l'autobus di legno nel quale viaggiava venne schiacciato da un tram urbano e il corrimano la trapassò. Un pezzo di ferro del corrimano le era entrato nel ventre attraverso un fianco. All'ospedale le riscontrarono, oltre l'orribile ferita al bacino, la rottura della colonna vertebrale in più punti, lesioni ai reni, fratture alle gambe, il piede destro orribilmente maciullato.
“Non è vero che ci si rende conto dell’urto, non è vero che si piange. Io non versai una lacrima. L’urto ci spinse in avanti e il corrimano mi trafisse come la spada trafigge un toro. Un uomo si accorse che avevo una tremenda emorragia, mi sollevò e mi depose su un tavolo da biliardo finché la croce rossa non venne a prendermi...”
Frida Kahlo

Da quel momento la sua vita fu un susseguirsi di operazioni alternato a lunghi periodi di immobilità. Per sorreggersi fu costretta a portare busti opprimenti. Anche se il corpo di Frida guarì soffrì più tardi molte malattie, disagi, dolori e delusioni durante la sua vita, impedendole ad esempio avere dei bambini anche se rimasse incinta in molte occasioni. Durante la sua lunga convalescenza iniziò a dipingere copiando il suo viso da un specchio montato sulla testa del suo letto.
Si dice che Frida si dipinse come una forma di catarsi cioè, tentando di rilasciare tutto il dolore associato con le sue malattie e la sua tragedia interna. La sua pittura, prima fu realistica - ritratti di amici e familiari, fiori -; dopo, a causa dell'intensità dei suoi sentimenti e di un corpo distrutto, dipinse sempre di più la sua propria immagine combinata con espressioni oniriche a volte brutali. Parte della sua opera si è perfino associata a tendenze surreali.
Fiera del suo ascendente indigena (sua madre era figlia di spagnolo ed indigena) durante suo soggiorno negli Stati Uniti provò antipatia per l'industrializzazione e sviluppo tecnologico degli Stati Uniti, che prima o poi poteva far perdere l'identità del Messico, una volta cadesse sotto la loro influenza. Frida rimase politicamente attiva durante tutta la sua vita e divenne membro del partito comunista messicano dal 1928. Nel 1929 sposò il famoso pittore Diego Rivera dal quale divorziò nel 1940 per tornare a risposarlo un anno dopo.
"Avreste dovuto vederci, FRIDA LA ZOPPA insieme a DIEGO IL GRANDE SEDUTTORE… una zavorra appesa a una mongolfiera".
Frida Kahlo
La loro vita matrimoniale diventò presto un mito. Tutte le celebrità di passaggio per Città del Messico si fermavano a far visita all'illustre coppia e nonostante la loro fama di rivoluzionari perfino ci furono ospiti Henry Ford y Nelson Rockefeller; nonostante la loro fama di rivoluzionari i Rivera erano molto ben considerati negli Stati Uniti dove Diego Rivera eseguì importanti opere murali.
Fu maestra di pittura alla Scuola di Arte Plastiche e membro del seminario di Cultura Messicana. Nel 1938 montò la sua prima esposizione individuale alla Julien Levy Gallery di New York. Lavori di lei ci furono alla Esposizione "Mexique" di 1939, la Galleria Renou et la Colle di Parigi nonché in diverse mostre collettive durante la sua vita in Messico.
Partecipò all'Esposizione Internazionale del Surrealismo organizzata nel 1940 alla Galleria di Arte Moderna nella capitale del Messico. Istituzioni dell'importanza del Museo di Arte Moderna di New York e Georges Pompidou di Parigi alloggiano opere di Frida Kahlo.

"Sì, è vero: grazie al surrealismo ho avuto modo di frequentare ambienti artistici dai quali altrimenti sarei stata esclusa, ma non ho mai pensato di essere una pittrice con la volontà di fare della pittura surrealista. Ho sempre dipinto la mia quotidiana realtà di sofferenza e anche i miei quadri più strani non sono nient’altro che la fedele cronaca della mia vita. Nient’altro che questo".
Frida Kahlo
Le condizioni di salute di Frida continuarono a peggiorare. Tra il 1950 e il 1951 subì ben sette operazioni alla colonna vertebrale. Non riusciva a stare in piedi per più di dieci minuti ma approfittava di quelle brevi pause per dipingere. Per la sofferenza e insieme la volontà di vittoria sul male che lasciano traspirare, i suoi quadri si possono affiancare alle opere di Gauguin o Van Gogh.

Nel suo ultimo quadro dipinse una natura morta di cocomeri, i più popolari frutti messicani, e lo intitolò "Viva la vida". Morì pochi giorno dopo, il 13 luglio 1953. Aveva compiuto 44 anni da una settimana. "Embolia" dissero i medici. Ma non furono in molti a crederci. Non è improbabile che si sia suicidata con una forte dose di barbiturici. Le ultime parole del suo diario dicono:
"Spero sia una partenza allegra e spero di non tornare più"
Frida Kahlo
Una vita segnata dal dolore e dall'arte, dalla malattia e dalla sofferenza, dall'amore e dalla passione politica. Frida Kahlo è un personaggio da leggenda. La sua figura ha ispirato studi, biografie, balletti, opere teatrali, mostre fotografiche, film. I suoi quadri valgono miliardi. Trasformò il dolore in arte. Cominciò a dipingere per caso e per disperazione il gravissimo incidente che devastò il suo fisico.
"La pittura ha riempito la mia esistenza - ha scritto. - Ho perduto tre figli e una serie di cose che avrebbero potuto riempire la mia orribile vita. Tutto questo è stato sostituito dalla pittura".
Frida Kahlo




Frida Kahlo (da qui è possibile acquistare il libro)

mercoledì 13 luglio 2011

LA PAROLA

Sii impeccabile con la parola. Parla con integrità. Di’ solo quello che intendi dire. Evita di usare la parola per parlare contro te stesso e per sparlare degli altri. Usa il potere della parola in direzione della verità e dell’amore.

.............Don Miguel Ruiz



La parola è il pensiero diventato suono e la sua vibrazione è potente.
E’ un dono che solo l’uomo possiede. Ha la forza creativa del seme, fiorisce con facilità, ci aiuta a crescere e stare con gli altri.
Le parole denotano suoni, ricordi, sensazioni, immagini, situazioni personali e universali. Sono un mezzo per descrivere il mondo e formare concetti.
Nel tempo ogni parola detta, scritta o letta, possiede in se stessa la forza e la capacità di narrare una storia.

Le “parole consapevoli” sono quelle sentite interiormente. Ogni volta che si proferisce parola generiamo un evento; ecco perché in tutte le tradizioni il “verbo” è sacro e il silenzio altrettanto. La parola è un veicolo dal potenziale immenso.
La parola e il silenzio sono due fasi di un unico processo, come l’inspirare e l’espirare. Il segreto della vita è l’alternarsi equilibrato di entrambi.

La parola è ambivalente, dipende dall’uso che ne facciamo. La stessa parola detta in modo diverso non ha lo stesso potere. Questo potere, lo esercitiamo ogni volta che parliamo.
Oltre ad essere organizzatrice e creatrice, può essere anche distruttrice.
Oggi siamo riusciti a diventarne vittime: ci sfugge, non la controlliamo, riesce persino a farci star male.
Abbiamo reso difficile la cosa più semplice del mondo: parlare.
All’interno della coppia, della famiglia, sul lavoro, con gli amici, riusciamo a inventare problemi di comunicazione, che a volte ci rovinano l’esistenza.
Abbiamo perso la capacità di comunicare in modo consapevole, parliamo ma non siamo in sintonia con ciò che siamo o proviamo. Parliamo per colmare il vuoto, per sfuggire ai silenzi nel timore di passare inosservati e per sentirci protagonisti.

Come per un composto chimico, anche le parole contengono delle impurità e delle scorie. Specialmente nell’epoca in cui viviamo, nella quale c’è un decadimento del linguaggio che viene mercificato e volgarizzato sempre di più.
Succede così che nell’ascoltare una parola, ci vengono subito in mente determinate immagini che la cultura dominante associa ad essa, e spesso tali immagini sono alienate al suo significato profondo.

Parlare a sproposito e sparlare può distruggere le amicizie, rovinare il matrimonio e persino gli affari. Voci, accuse riportate, pettegolezzi, non solo fanno male alla persona che ne è oggetto, ma danneggiano anche chi parla e chi ascolta. Eppure questo distruttivo passatempo non è mai stato così popolare, diventando un'abitudine coltivata dal gossip e dai media.

Da sempre si crede che le parole abbiano il potere di trasformare i pensieri in realtà e manifestazioni fisiche.

Molto spesso raccontiamo ad altre persone i disagi o le disavventure che abbiamo vissuto.
Se fossimo consapevoli del potere delle parole “parlate”, sapremmo che così facendo ricreiamo la stessa situazione emotiva. Lo stesso evento lo riproduciamo ogni volta che lo raccontiamo, coinvolgendo anche le persone che ci stanno ascoltando.

In molte tradizioni spirituali, esistono forti connessioni tra parole e intenzione.
Le parole usate nella maniera giusta, possono essere di grande aiuto per avviare ogni problema verso la soluzione.
Usare delle belle parole, può fare la differenza nel rapporto con le persone e soprattutto nel rapporto con noi stessi e con il nostro ambiente.
Il nostro corpo sarà influenzato da quello che la nostra mente continua a ripetergli e le darà ascolto.
E’ per questo che sarebbe utile imparare a controllare il nostro linguaggio, in modo da vivere il più possibile stati d’animo produttivi e potenzianti.

Usare le parole giuste, con una certa valenza energetica, alza le frequenze vibratorie della nostra mente, portando ognuno di noi a vivere nella consapevolezza.

Impariamo una cosa importante: non parlare più del necessario! La parola superflua é quella che tenta di dare un risposta ad una domanda alla quale è impossibile rispondere…

La parola, deve essere l’altra faccia del silenzio interiore ed esprimere la verità!

“Immenso è il potere del Verbo quando è espresso in coscienza. A noi di vegliare sulle nostre parole”. ….Marie Elia.




La Parola   Il Potere della Parola   da qui è possibile acquistare.

 

martedì 12 luglio 2011

LA VOCE


La musica è la voce che ci dice che la razza umana è più grande di quanto lei stessa sappia.
Garretty Marion C.
                                                           
La voce è il nostro mezzo più potente per dare espressione al suono, è un elemento chiave per affermare la nostra identità e per costruire l’immagine che ognuno vuole dare di sé.
L’uso della voce racconta di noi, esprime le nostre emozioni, è il suono dei nostri pensieri.
E’ uno strumento per farci capire e per intendere gli altri, anche se alla base ci deve sempre essere la voglia di ascoltare… e oggi non sempre è facile.
Il modo di parlare svela il mondo interiore di ognuno di noi. Bisogna prestare attenzione e soffermarsi su chi ci parla per capire molto di più della persona, da come dice le parole e da quello che effettivamente vuole esprimere.

La nostra voce è unica come lo sono le nostre impronte digitali.

C’è in più un elemento che non si può trovare in nessun altro strumento: la voce umana ha in se risonanze spirituali.
La voce è superiore a tutti gli strumenti perchè ha un’anima, un cuore consapevole, e perché riflette la risonanza spirituale della persona che da suono.
La nostra voce ha un’impronta dell’anima con cui abbiamo cercato di entrare in contatto fin dalla nascita, un codice che denota la nostra storia, il nostro temperamento e le nostre radici ataviche. E’ quindi uno specchio della nostra anima.

Il metodo più antico di guarigione attraverso il suono avviene per mezzo della voce.

Tutte le più antiche Scritture parlano di come in principio fosse solo il Suono - il Verbo - l’origine di ogni cosa: per esempio il passo della Bibbia dice:
"In principio fu il Verbo…" che creò quanto si conosce (per Verbo si intende il Suono) oppure la tradizione vedica indiana parla del suono primordiale che ha dato origine alla creazione noto come OM è spesso raffigurato nella sua forma scritta originaria:
Nella storia diverse culture hanno utilizzato la vibrazione sonora della voce per guarire il corpo e l’anima, ed è una delle forze creatrici dell’Universo.
Hanno usato il potere guaritore del suono nei rituali spirituali e di medicina, nelle invocazioni, negli insegnamenti e nei racconti dei miti, per migliaia di anni.

Gli effetti curativi sono dovuti alla musica, ma sono da attribuire anche alla sonorità dei pensieri espressi dalle parole organizzate in frasi ritmiche.

Preghiere, inni e canti sono praticati tuttora dagli sciamani.

Si possono usare le vibrazioni di mantra, che ripetuti agiscono come semi nella nostra mente conscia e attraverso la loro ripetizione e accoglimento, affondano le loro radici nella nostra mente inconscia, o vanno in risonanza con i nostri centri energetici, i chakras.

L’argomento è molto vasto e segnalo la lettura di un libro che tratta dell’uso della voce.
Il titolo è “Libera la Voce dell’Anima”, e spiega il metodo “Soul Voice”, di Karina Schede, nato dalla sua personale esperienza come terapeuta con il Sound Healing (lett. guarigione col suono).
Ho conosciuto Karina, in un incontro esperienziale di Soul Voice.
E’ una donna molto carismatica, con una forte energia e passione in quello che trasmette. Superato il momento d’imbarazzo e di timidezza, trovandomi di fronte a persone che non conoscevo, mi sono dilettata “a dare voce” svolgendo vari esercizi vocali,  pratici e divertenti allo stesso tempo. Ho sentito l’effetto delle vibrazioni della mia voce e della mia voce insieme ad altre.
Il libro è accompagnato da un CD, con degli esercizi vocali e delle meditazioni.

“Libera La Voce dell’Anima è un invito a immergersi profondamente in quella voce che tu potresti aver dimenticato ma che la tua anima ricorda”.

“Dare suono è una chiamata che risveglia ai più grandi significati della vita. Essere ascoltati tocca profondamente”.

Soul Voice - Libera la Voce dell'Anima con CD Allegato da qui è possibile acquistare Libera la Voce dell'Anima.