mercoledì 29 agosto 2012

REFLESSOLOGIA PLANTARE


Negli ultimi anni c’è un forte richiamo a riportare alla luce tecniche per il ben-essere e di guarigione che sembravano accantonate o dimenticate; proprio nell’era di maggiore evoluzione della società, con il progresso della scienza e delle tecnologie avanzate, sono riemersi antichi metodi di medicina naturale che hanno il pregio di allinearsi al principio fondamentale indicato da Ippocrate su come applicare l’arte medica: “primum non nocere” cioè "per prima cosa, non nuocere", utilizzando modi e sostanze che minimizzano il rischio e gli effetti collaterali.

Tra le varie tecniche si evidenzia la reflessologia o riflessologia.

La riflessologia è una terapia naturale che cura secondo il principio che ogni organo ha un suo punto corrispondente in altre zone del corpo, che sollecitate agiscono sull’organo stesso spingendolo a reagire con una risposta automatica e involontaria.

Reflessologia o riflessologia sono parole composte da re-flecto in latino e logos in greco.
“Riflesso” deriva dal latino reflectere: re significa "ripetere un'azione" da un nuovo punto di partenza e flecto significa "curvare - piegare"; quindi reflectere vuole indicare la deviazione di un'energia, il rimandare indietro qualcosa. Con la trasformazione dal latino al volgare, all’attuale italiano, la parola reflexus, participio passato di reflectere, si è trasformata da reflexo in reflesso a riflesso.
“Logos” (in greco: λόγος) deriva dal greco λέγειν (léghein) che significa scegliere, raccontare, enumerare. I termini latini corrispondenti (ratio, oratio) si rifanno con il loro significato di calcolo, discorso al senso originario della parola.

Quindi, sotto la voce riflessologia troviamo tutte le tecniche che si basano sulla relazione esistente fra una parte del corpo (ad esempio la pianta del piede) e l’organismo nel suo insieme, per cui ogni organo e la sua funzione interna si “riflette” su una parte specifica del corpo. Esistono su tutto il corpo zone riflesse sui quali è possibile intervenire per alleviare dolori e tensioni e le aree più comunemente usate sono la testa (craniosacrale), il viso (riflessologia facciale), gli occhi (iridologia), le orecchie (auricoloterapia), le mani (riflessologia palmare), i piedi (riflessologia plantare), ecc..

Si pratica la stimolazione tramite un particolare massaggio o il tocco dei punti riflessi; agendo su questi punti si ha la possibilità di sollecitare l’organo corrispondente.
La riflessologia è un metodo bionaturale e rientra nelle discipline olistiche (da holos che significa intero); stimola il potere di autoguarigione della natura la “Vis Medicatrix Naturae”, cerca di riportare la persona a una situazione di benessere nel corpo, nelle emozioni, nei pensieri e nei sentimenti, per il raggiungimento e il mantenimento dell’equilibrio; agisce sia preventivamente che durante altri trattamenti.

Ci sono diverse teorie per spiegare il funzionamento della riflessologia considerando che ci sono sempre ricerche in corso: si parla dell’azione di milioni di terminazioni nervose; di onde generate dal massaggio che provocano una reazione chimica sugli organi corrispondenti; di canali attraverso i quali scorre l’energia.

Tramite la stimolazione di alcuni punti, si crea una reazione a catena fra le terminazioni nervose delle zone riflesse e l’organo in cui si localizza il disturbo. Queste terminazioni nervose, a secondo della pressione esercitata, portano l’informazione al cervello che elaborandole, le trasferisce all’organo interessato. Le zone in cui le concentrazioni nervose sono più massicce, sono collocate nelle parti più periferiche del corpo: la testa, le mani e i piedi.
Nell'uomo esiste una carica di energia vitale, che scorre continuamente attraverso dei canali e che rappresenta la condizione primaria per una buona salute. Se un organo smette di ricevere nella giusta quantità quell'apporto di energie di cui necessita, ne viene compromesso l’equilibrio e la funzionalità; è quindi importante che nessun blocco si venga a formare nei canali energetici.

La riflessologia si basa anche su principi analoghi a quelli dell'agopuntura: ci sono linee di energia che collegano i piedi e le mani alle varie parti del corpo; di conseguenza l'intero organismo può essere stimolato operando sui punti riflessi presenti nelle linee. Le linee di energia della riflessologia sono diverse dai meridiani dell'agopuntura, ma entrambi i metodi traggono origine dalle antiche terapie cinesi.

Il riequilibrio dell'organismo e lo stato di salute, sono la conseguenza dell’effetto del trattamento sul sistema nervoso e sulla circolazione dell'energia vitale all'interno del nostro corpo. L'azione riflessologica, oltre a equilibrare il corpo, rilassare e armonizzare il sistema nervoso, si spinge anche nella psiche per liberare l'energia mentale trattenuta dai blocchi emozionali.

Quella “plantare” è una delle tecniche più conosciute e praticate della riflessologia.

I piedi sono un nostro primario punto vitale, ci permettono di muoverci nello spazio e diventano, perciò, sinonimo di salute e di libertà.

Avere “mal di piedi” causa effetti problematici, inducendo a modificare la postura, il modo di camminare e molte volte imprime sul volto delle contrazioni dovute alla sofferenza. La sofferenza del piede potrebbe quindi far insorgere dei dolori alla testa, sino ad arrivare a vere e proprie malattie degli organi corrispondenti alle zone di riflesso sul piede che vengono considerate irritate.

Il massaggio esercitato sui piedi è più funzionale perché i riflessi nei piedi sono molto più sensibili. I piedi costituiscono uno dei punti di maggior concentrazione delle zone riflesse. Su ogni piede, il sistema nervoso è presente con ben 7.200 terminali nervosi e, a livello di corteccia cerebrale, i piedi e le mani occupano un'area  di gran lunga più vasta rispetto alle altre parti del corpo; questo è un fatto che ci parla della ricettività e della sensibilità della naturale "sorgente energetica".

Si può dire che la Reflessologia Plantare è una tecnica di massaggio che agisce attraverso la digitopressione, intervenendo attraverso la stimolazione dei punti individuati sul piede. Il punto doloroso riflesso e trattato sarà il punto di sblocco principale dell’energia che ristagna o che è insufficiente, per una più equilibrata relazione con gli altri organi.
Il trattamento richiede lo studio delle mappature del piede, una sviluppata sensibilità, un tocco che abbia una "sana pressione" e un po’ di esperienza. La stimolazione è effettuata su punti ben precisi, in modo che il cervello decifri il messaggio e lo trasmetta poi all'organo interessato.
Attraverso un'attenta valutazione e manipolazione del piede si può in breve periodo produrre effetti positivi sul corpo e si può inoltre a capire l'origine del problema.

Le zone riflesse sono localizzate sulla pianta e sul dorso dei piedi, oltre che lungo i lati esterni e interni. Gli organi sono posti in maniera logica, come se fotografassimo una persona e la proiettassimo sui piedi: in tutte le mappe troveremo le zone riguardanti la testa sulle dita dei piedi, nella parte mediale si troveranno i punti della schiena, l'incavo della pianta dei piedi ospiterà l'apparato digerente e urinario e sulle parti laterali troveremo gli arti superiori e i femori.

La Reflessologia Plantare è una terapia curativa, ma la sua funzionalità principale rimane quella preventiva: il suo fine è quello di far scattare i meccanismi che portano all’omeostasi, cioè a uno stato di equilibrio e di armonia all’interno dell’organismo. E’ un trattamento olistico che agisce più efficacemente quando viene usato per ristabilire l'organismo nella sua totalità, piuttosto che curare solo alcuni disturbi. Si considera la persona nella sua completezza di corpo, emozioni, mente e spirito, e quindi punta ad agire sulla causa della disfunzione e del disequilibrio, piuttosto che limitarsi a sopprimerne i segni e i segnali corporei e mentali.

Il suo fine è essenzialmente il riequilibrio della persona liberando l'organismo da tossine ridonandogli il suo originale vigore vitale. Una seduta di Reflessologia Plantare è un piacevole modo per eliminare lo stress e ritrovare, un momento di relax e di benessere, un pacifico e rigenerante contatto con se stessi.

Consente inoltre il recupero della consapevolezza dei propri centri vitali, del proprio potenziale energetico, delle proprie capacità di autogestione nelle situazioni in cui si presenta lo squilibrio delle energie di cui ogni organismo è dotato per esprimere così quella vitalità che è salute, armonia con se stessi e con l'ambiente esterno.

La possibilità di liberarsi da certi tipi di costrizione aiuta l'uomo a trovare se stesso. Togliersi le scarpe e correre sull'erba, o camminare su un sentiero a piedi nudi, è di primaria importanza, dato che l'azione permette di entrare in contatto con la madre terra e di attingere energia che consentirà di riattivare la circolazione e il flusso delle forze vitali all'interno dell'individuo. Massaggiando quotidianamente i nostri "punti deboli" e quelli momentaneamente dolorosi si possono prevenire disturbi più seri andando a risvegliare le nostre capacità di autocura, quella vitalità che attiva la forza dell'intero organismo.


Per un automassaggio è consigliabile adoperare strumenti che facilitano il trattamento tipo pettini, rulli, palle da tennis, ecc..;  qualsiasi oggetto che stimoli la pianta del piede può essere usato per localizzare i punti di riflesso.


I piedi rappresentano il nostro essere e la loro struttura può modificarsi anche in pochi mesi in relazione agli scarichi neuromuscolari che i continui cambiamenti interni comportano. Riflettono il movimento che ha luogo ad ogni livello del nostro essere, ma ciascuno di noi ha il suo modo di esprimere le proprie emozioni e le proprie problematiche e soprattutto di somatizzarle. Non può esistere quindi uno schema di lettura psicosomatica fisso per tutti in quanto non è mai possibile dire con esattezza cosa stia accadendo. Quando notiamo una particolare condizione del piede possiamo essere sicuri che vi è un’attivazione di energia, che può presentarsi in modi diversi.

Il piede ci parla di noi, ecco alcuni esempi di rappresentazione:

- arco del piede basso: può esprimere un collasso a livello energetico, sentimento di debolezza e di sconforto nel rapporto con il mondo e verso la nostra capacità di operare in esso;
- appiattimento dell’arco plantare: può rappresentare una reazione di adattamento che la persona ha operato nei confronti dell’ambiente esterno (cioè è diventato più diplomatico);
- arco del piede alto: può esprimere un ritirarsi, un trattenersi, una difficoltà a dare e la riluttanza ad essere coinvolto
- tendenza a camminare sulle punte: può denotare un’ insicurezza che emerge;
- tendenza a camminare con passi sgraziati: può denotare una mancanza di equilibrio interiore e un rigido approccio con la realtà esterna;
- valgismo o rigidità del muscolo flessore dell'alluce: possono esprimere uno squilibrio tra testa cioè il pensiero razionale e le zone basse del corpo cioè dell'inconscio profondo, gli istinti e le pulsioni;
- pelle spessa e duroni: possono rappresentare il tentativo della parte interessata di difendersi dall’esterno e quindi difficoltà ad accettare intrusioni esterne;
- i calli: hanno radici che penetrano nella carne e sono più dolorosi, possono indicare che il conflitto è più profondo e acuto;
- le unghie incarnite: si formano nell’angolo ungueale dell’alluce (dito corrispondente alla testa), possono significare uno stato di resistenza mentale al cambiamento o a pensieri ripetitivi e ossessivi;
- piede che suda troppo: può rivelare un disagio o uno scarico emotivo;
- piede screpolato con pelle che si sfalda e si rigenera: può denotare il desiderio di voler cambiare delle situazioni della propria vita;
- piede freddo: può riflettere una vita piatta con poche emozioni o sentimenti bloccati e congelati;
- piede troppo caldo: può significare un eccesso emozionale, una iperproduzione di energia mentale che e' bene scaricare subito.


Un po’ di storia sulla Reflessologia Plantare

I piedi sono le nostre radici, il nostro sostegno, il nostro punto di contatto con la Terra e la sua energia. Costituivano il più valido mezzo di trasporto, per questo già alcune migliaia di anni fa i piedi erano raffigurati nelle iconografie indiane, cinesi ed egiziane come oggetto di venerazione.

Lo dimostrano anche le tradizionali usanze del "prostrarsi ai piedi" e di toccare i piedi come segno di rispetto, sottomissione e richiesta di protezione.

La Reflessologia Plantare affonda le sue millenarie radici nel tempo e risale dall'arcaica cultura orientale e delle tecniche di guarigione degli antichi sciamani che riportavano la "Grande Madre Terra" in relazione con le persone attraverso la parte del corpo che più di tutte ne era a contatto, i piedi.

La saggezza popolare ha poi trasportato questa preziosa arte che veniva tramandata, attraverso suggestivi rituali, da maestro ad allievo. La Reflessologia Plantare, come viene praticata ai nostri giorni, nasce da una evoluzione storica che trae origine da forme di massaggio antiche.
Il dottor Harry Bond Bressier, fu il primo a compiere ricerche storiche sulla reflessologia, risalendo a sporadiche notizie in ogni tempo ed in ogni luogo.
All’oriente si fa risalire la conoscenza del massaggio palmare e plantare a circa 5.000 anni fa. In India circa 4.000 anni fa furono scritti i primi “Veda”, in questi libri sacri si può leggere che i curatori, per arrivare ad una diagnosi osservavano accuratamente la mano e i piedi degli ammalati. Anche in Italia, precisamente in Valcamonica, è stato ritrovato un graffito con un feto rappresentato nel piede risalente a 4.000 anni prima di Cristo.
I piedi hanno una tale importanza nella vita di ciascuno, che il sistema filosofico indiano Samkhya li relaziona al senso della vista.

In Saqquarah (Egitto, 2330 a.C. circa) è stato rinvenuta un’antica testimonianza storica sulla pratica della riflessologia: un pittogramma su papiro dal sepolcro noto come la “Tomba del Medico”, di Ankhmahor gran Vizier della VI dinastia. Il gran Vizier non era un medico, ma la sua tomba ha assunto questo nome proprio dall'affresco su riportato.
L'iscrizione che appare nell'immagine pittorica è stata tradotta nel modo seguente:



dice il paziente
"non farmi male"
la risposta del guaritore è
"agirò in modo da meritare la tua lode"





Pare che anche i Maya e gli Inca usassero questa tecnica i quali la trasmisero agli indiani d’America.
La Reflessologia Plantare è conosciuta e praticata da sempre dai Nativi americani come ad esempio dai Cherokee. Il “Clan dell’Orso” che vive alle pendici dei monti Allegheny usa la reflessologia in una cerimonia sacra e vi partecipano tutti, sia sani che ammalati. Anche il 20° presidente degli Stati Uniti James Abram Garfield (1831 – 1881) riscontrò notevoli miglioramenti, fino alla definitiva scomparsa dei dolori facendosi trattare con delle stimolazioni pressorie ai piedi.
Numerosi altri documenti testimoniano la diffusione della reflessologia nei secoli successivi nel mondo, anche in Europa.

Nel 1500 lo scultore Benvenuto Cellini, scriveva nella sua biografia che fu trattato con robuste pressioni sulle mani e sui piedi per guarire “diffusi dolori nel corpo”.
In Europa intorno al 1582 i medici Adamus e A’tatis, discussero di metodi simili alla reflessologia.
In Germania il Dottor Alfons Cornelius guarì con “la cura dei piedi” da dolori diffusi contratti a seguito di una forma infettiva piuttosto grave.
In Russia il filosofo Ivan Petrovich Plavlov, nel 1883, conduce una ricerca sui riflessi condizionati, concludendo che “tutti gli stimoli sono condizionanti e possono provocare una risposta condizionata grazie al fatto che il sistema nervoso collega, tra loro, tutte le regioni e le funzioni dell’organismo”.
Nello stesso anno Voltolini, e Mackenzie nel 1884, pubblicarono le loro scoperte sulle modificazioni che avvengono nella mucosa nasale in presenza di processi in atto nell’apparato genitale. Alla fine dello stesso secolo l’otorinolaringoiatra W. Fliess dimostrò che anestetizzando con cocaina particolari punti del naso, si ottenevano miglioramenti di determinati disturbi genitourinari.
La conoscenza della Reflessologia Plantare come tecnica moderna si deve allo studioso americano William H. Fitzgerald (Middletown, Usa 1872 – Stanford 1942) otorinolaringoiatra, il quale sviluppò il sistema riflesso-indipendente che chiamò "Massaggio Zonale". La sua mappa del corpo umano con i collegamenti degli organi e degli apparati a punti specifici situati sul piede risale al 1910.

Fitzgerald si laureò all'Università del Vermont e lavorò in importanti ospedali sia a Londra che a Vienna. Era al corrente che molte tribù di Indiani americani massaggiavano i piedi dai tempi immemorabili ai loro malati e, grazie alle nozioni di pratiche di agopuntura cinese acquisite in Europa, il dott. Fitzgerald cominciò a prendere in considerazione il concetto di aree riflesse ed ebbe le prime intuizioni del suo metodo.

Lo scopo di Fitzgerald era quello di ottenere un effetto antidolorifico, per evitare l'uso dell'oppio e per alleviare le sofferenze dei suoi pazienti. Rimase infatti sorpreso dal fatto di poter eseguire un'operazione al naso o alla gola senza far provare dolore al paziente, mentre altre volte la stessa operazione provocava dolori insopportabili; scoprì che nel primo caso il paziente praticava delle pressioni su alcune parti della mano.

Divise il corpo umano in 10 zone longitudinali che corrono lungo il corpo dalla cima della testa alla punta degli alluci. Stabilì che il corpo è percorso da correnti elettriche invisibili che corrono lungo le zone.

Il numero dieci corrisponde al numero delle dita delle mani e dei piedi ed ogni dito delle mani e dei piedi rientra in una zona.

La teoria sostiene che le parti del corpo presenti all'interno di una determinata zona saranno collegate l'una all'altra per mezzo dell'energia che scorre dentro la zona stessa e possono perciò essere stimolate reciprocamente.

Nel 1913 egli comunicò le sue scoperte ai colleghi dentisti, che cominciarono ad usare la tecnica di pressione al posto degli anestetici.

Il dottor Fitzgerald fu anche il primo a pubblicare un trattato su questa terapia; nel 1917, in collaborazione con il dottor Edwin F. Bowers, pubblicò il suo primo volume sull'argomento: Zone Therapy, or Relieving pain at Home - La Terapia Zonale, ovvero alleviare il dolore a casa.

Allievi del dott. Fitzgerald furono il dott. J. Rilay e la sua assistente Eunice Ingham, quest’ultima approfondì il lavoro di Fitzgerald, dando il maggior contributo alla reflessologia plantare moderna, separando il lavoro delle zone riflesse in genere da quello del piede, ed iniziando a costruire una mappa delle zone riflesse sul piede corrispondenti ai vari organi.
Negli anni ’60 la Ingham divenne la prima divulgatrice di questa tecnica e alcune sue allieve, Hanne Marquardt in Germania e la Doreen Bayly in Gran Bretania, riportano la reflessologia in Europa.
Hanne Marquard fondò in Germania la scuola di Riflessoterapia del Piede e iniziò a tenere corsi per terapeuti.

In Italia, la reflessologia viene introdotta e divulgata da Elipio Zamboni (Songavazzo 1929 – Bergamo 1992), massofisioterapista ed erborista bergamasco diplomato in reflessologia nel 1974 presso la scuola di Hanne Marquardt. Zamboni negli anni successivi organizza corsi di reflessologia plantare, approfondisce il lavoro della Ingham sulla mappatura del piede. Zamboni fondò la Federazione Italiana di Reflessologia del Piede (F.I.R.P.) nel 1987, diventandone Presidente ma soprattutto leader carismatico.
 Diceva: “Sedere ai piedi di un paziente è un atto di umiltà e di amore”.

Successivamente molti ricercatori di tutto il mondo hanno portato notevoli contributi, scoprendo nuovi punti o addirittura nuove reti di riflesso, rendendo questa tecnica sempre più semplice ed efficace.











martedì 15 maggio 2012

IL MASSAGGIO SU SEDIA

Il massaggio è una delle più semplici e antiche arti terapeutiche che probabilmente ha origine con l’uomo, utilizzato nel tempo da differenti civiltà.
Alcune stampe mostrano che già cinquemila anni fa in Cina esistevano diversi metodi di massaggiare.
Il massaggio venne da loro chiamato An-Mo: "An" premere - "Mo" massaggiare; da allora è stato e applicato ampiamente in ambito medico, trovandone accenni nella medicina cinese.
Il termine An-Mo viene ancora usato oggi per effettuare un massaggio non medico, ma per scopi rilassanti.


Il massaggio calma la mente e regala al corpo un senso di benessere. Migliora le funzioni del sistema immunitario, riattiva la circolazione del sangue e quella linfatica, migliora la capacità di purificazione e di scarico delle tossine attraverso la pelle, scioglie le articolazioni, elasticizza i muscoli e tonifica gli organi attraverso un contatto profondo, porta ad armonizzare il respiro per poter rafforzare la propria condizione fisica.

Tra le sue finalità  c’è anche il risveglio dei sensi, la rimozione di blocchi energetici e la riarmonizzazione della persona a livello Fisico, Mentale e Spirituale aiutando a ritrovare l’equilibrio psicofisico.
E’ anche intuizione: dal contatto con il corpo, acquisiamo attenzione e capacità di comunicare, qualità innate in ogni individuo che chiedono di manifestarsi ed esprimersi attraverso la conoscenza di se stessi e degli altri, in una forma di comunicazione non verbale.
Le mani sono dotate di un'intelligenza propria: istintiva e libera da quella razionalità con la quale siamo abituati a casa e a lavoro. Semplicemente posando le nostre mani sul corpo, entriamo in contatto con il flusso della vita. L'approccio dolce e delicato sul corpo ci concede l'accesso ad altre sfere emozionali.
Il massaggio quello creativo e non tecnico è una danza, si percepisce e si crea il movimento, attraverso il tocco si raggiunge la consapevolezza di cosa sia la bellezza corporea e interiore.

Nel tempo si sono sviluppate molte tecniche di lavoro con il corpo e si sono aggiunti nuovi modi di massaggiare.
Una di queste è il "Chair Massage" (massaggio su sedia) definito anche "Office Massage" (massaggio da ufficio) che sta diventando rapidamente popolare e diffuso professionalmente.

In realtà ha origine dall’antica tecnica chiamata AMMA': "calmare con le mani" o "calmare attraverso il tocco".
Il massaggio Ammà arriva in Giappone nel quinto secolo d.c., quando alcuni monaci Zen portarono  dalla Cina il prezioso patrimonio di conoscenze della Medicina Tradizionale Cinese (MTC) e cominciarono a diffonderle nei templi Zen giapponesi.
Il governo giapponese affiancò nelle scuole di medicina, lo studio dell'agopuntura e della MTC allo studio del massaggio Ammà, divenuto in seguito il massaggio rilassante per eccellenza.
Antiche stampe giapponesi raffigurano persone che ricevono un massaggio in posizione seduta.
Più recentemente, alla fine del 1800, per motivi sociali il massaggio Ammà diventò una pratica per lo più dei massaggiatori non vedenti proprio per la loro sensibilità ed il loro tocco speciale, per poi addirittura quasi scomparire con l’avvento dell’occidentalizzazione del Giappone.
Il massaggio Ammà è basato sulle tecniche da cui prendono origine lo Shiatsu e l'Agopuntura in Digitopressione. Attraverso la manipolazione di punti specifici con differenti tecniche della mano, agisce sui meridiani energetici che circolano in tutto il corpo, stimolando il sistema nervoso e circolatorio, ridistribuendo l'energia (Qi, Ki) in tutti i punti. L'intenzione è di rendere il tocco energizzante e riarmonizzante accessibile a tutti coloro che sono di fretta o non hanno molto tempo a disposizione.


Lo stress è una delle prime cause di disabilità ed è riconosciuto che i massaggi effettuati regolarmente possono ridurne gli effetti sia fisici che mentali.
Uno dei principali fattori di accumulo di stress è da ricercare nel luogo in cui lavoriamo. Molti lavoratori lamentano lo stress associato a lavori ripetitivi.
Diversi studi hanno dimostrato che il massaggio permette di migliorare le proprie prestazioni lavorative, aiutando a bilanciare gli effetti dello stress causa di tensione che spesso porta mal di testa, riducendo così il livello di ansietà e riportandoci a quel senso di calma e benessere che spesso viene a mancare. I beneficiari dei massaggi hanno anche affermato di essere meno stanchi e di avere la mente più chiara.


Il Chair Massage o l’ Office Massage ha cominciato a diffondersi nei primi anni 80 in America quando alcune società verificarono che l’uso del massaggio era molto efficace per eliminare gli effetti negativi che i prolungati orari di lavoro avevano sulla capacità lavorativa e sulla salute fisica dei dipendenti.
Il massaggio da seduto permetteva di risolvere in modo veloce quelle tensioni e contratture giornaliere portate da cattive posture e stress da concentrazione.



Sembra che la sedia da massaggio sia stata studiata da un massoterapista americano, David Palmer, che cercava un modo rapido e immediato per alleviare i fastidi alla schiena e alle spalle dei suoi clienti.
Cominciò poi a lavorare ad una sequenza di manovre che permettessero di offrire un trattamento dalle caratteristiche pratiche, efficaci, accessibili a chiunque, senza limiti di età e a costo contenuto.



Il massaggio si pratica con il ricevente comodamente adagiato su una sedia ergonomica adattata ad un utilizzo immediato, che il massaggiatore porta con sé e può fare ovunque.
Le persone si appoggiano con il petto in avanti adagiando il viso nella ciambella e scaricando il peso grazie all’appoggio delle gambe su una pedana.
In effetti, con i dovuti aggiustamenti in relazione alla conformazione fisica di ogni persona, la sedia da massaggio permette di scaricare il peso corporeo e di trovarsi in una posizione piuttosto confortevole, sia per il ricevente sia per il massaggiatore  che si accinge ad effettuare il trattamento.

Questo stile particolare di massaggio interviene sulla testa, sul collo, sulle spalle, sulla schiena, sulle mani, sulle gambe, anche attraverso gli abiti senza usare oli o creme.
Le manovre possono essere le stesse che si effettuano nel massaggio classico o di base,  adattate alla posizione. La sequenza del Chair Massage dura da 15 minuti a mezz’ora ed è composta da movimenti che permettono di ottenere il massimo dell'efficacia in ogni gesto, tipo quelle svolte sul muscolo trapezio che sono addirittura facilitate rispetto all’esecuzione sul classico lettino da massaggiatore.
I movimenti si avvalgono anche di allungamenti, pulizie energetiche, dondolamenti, pressioni e di differenti tipi di percussioni che rendono il massaggio unico per le sue caratteristiche di rapidità.

E’ ideale per ridurre la tensione della zona cervicale, spalle e schiena, elimina la stanchezza rilassando, riattiva la circolazione, restituisce tono e vitalità con una completa sensazione di riposo. Attraverso queste manipolazioni i benefici sono immediati e particolarmente evidenti.

Negli USA, Inghilterra, Francia e ora anche in Italia, sempre più frequentemente viene praticato nelle aziende di lavoro in uffici dedicati al relax; produce anche un vantaggio per l'azienda favorendo un grado ottimale di attenzione ed efficienza dei lavoratori, per il resto della giornata.
Si tratta di una specie di break rigenerante che segue i ritmi di chi è sul posto di lavoro, sciogliendo le contratture accumulate lavorando alla scrivania davanti al computer.
E' privilegiato come dimostrazione in concomitanza di meeting, manifestazioni, fiere ed ogni altra occasione aziendale che necessiti di un'attrazione piacevole e di sicuro effetto per i clienti.

In definitiva la sedia da massaggio può rappresentare una valida alternativa al classico lettino da massaggio la dove vi sia necessità di operare in maniera pratica e veloce.
In alternativa è possibile utilizzare una semplice sedia, adagiando un cuscino sul bordo dello schienale e facendo sedere il ricevente a cavalcioni e al contrario, con le braccia appoggiate al cuscino.

In pratica il massaggio su sedia è un efficace rimedio agli effetti negativi dello stress quotidiano perché rilassa, ricarica e lascia a fine massaggio una piacevole sensazione di benessere.



venerdì 13 aprile 2012

I MIEI ANNI CON GURDJIEFF






Tratto dal libro I MIEI ANNI CON GURDJIEFF   
Capitolo 14 pag. 89


 

........ Avevo notato che durante il giorno molte persone anziane andavano a trovarlo a casa, la maggioranza delle quali non sembrava avere molto, se non addirittura nulla a che fare con la sua "opera". Non solo erano anziani, ma sembravano anche tutti indigenti.
L'atteggiamento di Gurdjieff verso queste persone assomigliava poco al modo in cui trattava quelle persone che erano, palesemente, suoi studenti. Li trattava con cortesia, gentilezza e, come venni a saper, generosità. Durante uno dei nostri incontri privati nella "sala da caffè" gli parlai, con un certo impeto, di questo "seguito" e del fatto che mi sembrava che lui aiutasse, se non addirittura mantenesse, un sacco di persone che non erano, apparentemente, coinvolte in alcun modo con la sua opera. Non ricordo le parole esatte, ma ricordo che l'insinuazione era che stesse contribuendo alla perpetuazione di persone che, se non avevo capito male in passato, erano, per sua stessa espressione, solo "fertilizzante" e senza particolari "possibilità".
Gurdjieff non si mostrò divertito, ma neanche si adirò. Con pazienza, sebbene avessi notato una punta di irritazione nella sua voce, mi spiegò che confondevo una questione e che non lo avevo compreso appieno in passato. In primo luogo, essere un fertilizzante, in sé, non era una cosa negativa, se nella vita non vi era altra possibilità e, per essere più pertinenti, se un dato individuo non era interessato a lottare per conseguire un altro destino. "Non solo non hai capito questo della mia opera", disse, "non hai neanche capito che genere di persona io sia". Dopo aver versato dell'altro caffè e avermi guardato con fare riflessivo, proseguì: "Ho molti ruoli nella vita… fa parte del mio destino. Tu pensi che io sia un maestro ma, in realtà, sono anche tuo padre… padre in molte accezioni che non comprendi. Sono anche un "maestro di danza" e ho molte attività: non sai che possiedo una fabbrica che produce ciglia false e che ho anche un fiorente commercio di tappeti. In questo modo mi procuro il denaro per me e per la famiglia. I soldi che "spillo" ai discepoli è per l'opera. Ma i soldi li faccio per la famiglia. La mia famiglia è molto numerosa, come puoi vedere, perché le persone anziane che vengono da me ogni giorno fanno parte anche loro della mia famiglia. Sono la mia famiglia perché non ne hanno un'altra”.
"Ti farò un esempio del perché devo essere una famiglia per queste persone. Tu non sai, anche se ne hai sentito parlare, di cos'è stata la vita qui, a Parigi, durante la guerra, quando c'erano i tedeschi. Per queste persone, persone che adesso vengono a trovarmi tutti i giorni, era impossibile trovare persino qualcosa da mangiare. Ma non per me. Per me non era la stessa cosa. A me non interessa chi vince la guerra. Non ho patriottismo né grandi ideali di pace. Gli americani, con gli ideali, uccidono milioni di tedeschi; i tedeschi, con i loro ideali, uccidono inglesi, francesi, russi, belgi…Tutti hanno ideali, tutti hanno scopi pacifici, tutti uccidono. Io ho un solo scopo: l'esistenza per me stesso, per gli studenti, e per la mia famiglia - anche per questa grande famiglia. Perciò faccio ciò che loro non possono fare: tratto con i tedeschi, con i gendarmi, con tutti questi esemplari pieni di ideali che fanno "mercato nero",. Risultato: mangio bene e continuo ad avere tabacco, liquore, e ciò che è necessario per me e per molti altri. Così facendo - una cosa molto difficile per i più - posso aiutare anche tante persone".

Ma anche così non demorsi: "Ma perché lo fate? Perché per loro?".
Sorrise. "Sei ancora stupido. Se posso farlo per me e per gli studenti, posso farlo anche per quelli che non possono fare questa cosa". Dopo una pausa aggiunse, con un sorriso, questa volta enigmatico: "Chiediti perché la vecchietta, che ha pochissimo denaro, ogni giorno va a portare da mangiare agli uccelli del parco. Queste persone, questa famiglia, sono i miei uccelli. Ma io sono onesto: dico che lo faccio per le persone e anche per me stesso. Questo mi fa sentire bene. La vecchietta che porta da mangiare agli uccelli del parco non dice la verità. Sostiene che lo fa solo per gli uccelli. Perché li ama. Non confessa il piacere che ne ricava". 
La mia domanda adesso mi pareva proprio stupida e mi scusai per avergli chiesto spiegazioni in merito a quel seguito di "anziani". Gurdjieff scosse la testa: "Non è necessario che ti scusi. Non mi hai fatto una brutta domanda. Ma ti voglio dire ancora una cosa a questo proposito. Hai notato che queste persone che vengono qui sono già anziane. Senza di me non hanno la possibilità di morire in modo dignitoso. Eccetto me, non hanno famiglia, e davanti a sé hanno solo la morte. Se aiuto queste persone a morire nel modo giusto, questo può essere molto importante e una cosa molto buona. Un giorno capirai meglio, sei ancora giovane "...........



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Georges Ivanovič Gurdjieff (Alexandropol, 14 gennaio 1872 – Neuilly, 29 ottobre 1949).
E' stato un filosofo, scrittore, mistico e "maestro di danze" armeno.
Il suo insegnamento combina sufismo e altre tradizioni religiose in un sistema di tecniche psicofisiche che cerca di favorire il superamento degli automatismi psicologici ed esistenziali che condizionano l'essere umano.
L'insegnamento fondamentale di Gurdjieff è che la vita umana è vissuta in uno stato di veglia apparente prossimo al sogno. Per trascendere lo stato di sonno (o di sogno) elaborò uno specifico lavoro su sé stessi al fine di ottenere un livello superiore di vitalità e consapevolezza. La sua tecnica prevede il raggiungimento di uno stato di calma e isolamento, a cui segue il confronto con altre persone.
Dopo aver attratto a sé un consistente numero di allievi e discepoli tra i quali vi erano persone di una certa rilevanza, fondò una scuola per lo sviluppo spirituale, chiamata Istituto per lo Sviluppo Armonico dell'Uomo. Gurdjieff fu noto anche come insegnante di danze sacre. (fonte Wikipedia).

















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lunedì 12 marzo 2012

DESIDERATA


Procedi con calma tra il frastuono e la fretta, e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio.

Per quanto puoi, senza cedimenti, mantieniti in buoni rapporti con tutti.

Esponi la tua opinione con tranquillità e chiarezza, ascolta gli altri: pur se noiosi e incolti, hanno anch'essi una loro storia.

Evita le persone volgari e prepotenti: costituiscono un tomento per lo spirito.

Se insisti nel confrontarti con gli altri, rischi di diventare borioso e amaro, perché sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te.

Godi dei tuoi successi e anche dei tuoi progetti. Mantieni interesse per la tua professione, per quanto umile: essa costituisce un vero patrimonio nella mutevole fortuna nel tempo.

Usa prudenza nei tuoi affari, perché il mondo è pieno d'inganno. Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è in virtù: molti son ocoloro che perseguono alti ideali e dovunque la vita è colma di eroismo.

Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti. Non ostentare cinismo verso l'amore, perché pur di fronte a qualsiasi delusione e aridità, esso resta perenne e sempreverde.

Accetta docile la saggezza dell'età, lasciando con serenità le cose della giovinezza. Coltiva la forza d'animo, per difenderti nelle calamità improvvise, ma non tormentarti con delle fantasie: molte paure nascono dalla stanchezza e solitudine.

Al di là d'una sana disciplina, sii tollerante con te stesso. Tu sei figlio/a dell'universo non meno degli alberi e delle stelle, ed hai pieno diritto d'esistere e, convinto o non convinto che ne sia, non v'è dubbio che l'universo si stia evolvendo a dovere.

Perciò sta in pace con Dio, qualunque si il concetto che hai di lui. E quali che siano i tuoi affanni e aspirazioni, nella chiassosa confusione dell'esistenza, mantieniti in pace col tuo spirito.

Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso. Sforzati di essere felice.



 
Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora
nell'antica chiesa di San Paolo




lunedì 27 febbraio 2012

SIMBOLOGIA DEI DENTI

I denti rappresentano la capacità di gustare la vita e le idee nuove: "addentare la vita con gusto".

Quando abbiamo paura o manchiamo di fiducia in noi stessi riguardo al risultato delle nostre azioni, una decisione da prendere o un progetto da condurre, può venire male ai denti.

La carie è un'alterazione del copro fisico dovuta a una tensione emotiva che, con tale processo, si scarica.

Di recente ho letto l’interessantissimo libro "Quello che i denti raccontano di te" della dottoressa e dentisa Michèle Caffin: è riuscita a rapportarsi alla sua professione con un approccio più olistico, studiando il legame tra denti e corpo e ricercando il significato simbolico dei denti.

Il termine "olistico" deriva dalla parola greca antica "hólos" che significa: "tutto intero".
La medicina olistica considera l'uomo nella sua totalità, nella sua triplice dimensione in quanto essere costituito da corpo-mente-anima, di cui ogni parte è in relazione con l'altra.
La medicina olistica è sempre esistita ed ogni tradizione antica aveva una propria medicina di tipo olistico: gli sciamani, gli aborigeni, le culture indiane, tibetane e cinesi, le antiche culture inca, greca, romana e celtica.
Tutte queste popolazioni avevano sviluppato sistemi di cura che, pur con diversità linguistiche o concettuali, trovano un punto comune nel modello olistico di essere umano.

Tornando alla Dottoressa Michèle Caffin, decodificando i denti ha trovato un modo per poter fa ri-conoscere se stessi e per accedere a un nuovo stato di coscienza.

Ci spiega che i denti conservano la memoria psico-emozionale della nostra vita, è anche il mal di denti è un messaggio ben preciso per portare alla nostra coscienza una questione irrisolta e nascosta nel subconscio.

Segue qualche spunto tratto dal libro:

Quadrante superiore destro: aspiro a poter manifestare qualcosa di concreto nel mondo esterno.
Quadrante superiore sinistro: aspiro a esprimere un sentimento che è già dentro di me.
Quadrante inferiore destro: attuo nella dimensione concreta la mia aspirazione: è l’ambito lavorativo in cui si incarnano le nostre aspirazioni.
Quadrante inferiore sinistro: traduco in manifestazione la mia sensibilità.


GLI INCISIVI:

Gli incisivi centrali superiori corrispondono al padre e alla madre; questi denti spuntano contemporaneamente ai primi molari, una tappa particolarmente importante dell’evoluzione da bambino ad adulto.
L’incisivo centrale superiore destro corrisponde all’archetipo maschile. Si tratta della nozione del padre, dell’uomo, dell’autorità, di Dio, l’animus (il lato maschile interiore, che è presente tanto nella donna quanto nell’uomo).
L’incisivo centrale superore sinistro corrisponde all’archetipo femminile. Si tratta della madre, della donna, dell’anima (il lato femminile interiore, che è presente tanto nell’uomo quanto nella donna).
Gli incisivi centrali raccontano le relazioni di un’ individuo rispetto al padre, alla madre, agli archetipi. Quando questi due valori sono ben integrati, l’individuo realizza la cosiddetta “coppia interiore”, ossia l’unione della polarità femminile e maschile che porta in sé. Tra gli incisivi centrali superiori e i molari c’è un legame; essi compaiono in bocca contemporaneamente, all’età di 7 anni, proprio nel periodo in cui il bambino assume il “suo posto” rispetto ai genitori. Il molare corrisponde proprio al posto che vorremo assumere.
Gli incisivi centrali inferiori rappresentano il posto occupato dai genitori, il posto che essi manifestano nella vita quotidiana:
l’incisivo centrale inferiore destro rappresenta il modo in cui l’archetipo femminile (la madre, l'anima) viene percepito e vissuto concretamente nella vita quotidiana.
L’incisivo centrale inferiore sinistro invece al modo in cui l’archetipo maschile si manifesta nella vita quotidiana.
Gli incisivi laterali recepiscono l’energia degli incisivi centrali, e le danno forma.
La posizione che assumono in bocca traduce la dinamica dell’individuo e le reazioni rispetto agli archetipi. E’ il modo in cui ci si pone rispetto al nostro primo dente.

I CANINI:

I canini compaiono verso i 13-14 anni contemporaneamente allo sviluppo dell’energia sessuale interiore ed esteriore l'individuo diventa capace di dare la vita. Il canino corrisponde alle grandi trasformazioni interiori e a tutte le mutazioni. Sono denti importantissimi: appena vengono estratti, soprattutto gli inferiori, si può constatare una notevole riduzione di vitalità.
Il canino superiore destro è "il modo in cui voglio manifestarmi all’esterno".
Il canino superiore sinistro rappresenta il modo in cui viviamo i mutamenti interiormente.
Il canino inferiore destro è l’espressione di ciò che vogliamo fare esteriormente. In particolare è collegato alla crescita fisica.
Il canino inferiore sinistro rappresenta il modo in cui i cambiamenti interiori si inscrivono nell’ambiente esterno.

I PREMOLARI:

I premolari corrispondono all’io, al luogo in cui è inscritto il desiderio individuale. Potremmo tradurre il significato con "io voglio".
Il primo premolare superiore destro denota il modo in cui vogliamo manifestarci all’esterno.
Il primo premolare superiore sinistro rappresenta il desiderio collegato al nostro lato sensibile, affettivo, interiore.
Il primo premolare inferiore sinistro rappresenta il modo in cui una persona esprime la propria volontà nell’ambiente immediatamente circostante: è l’espressione della volontà dell’ambito affettivo.
Il primo premolare inferiore destro è la realizzazione dei progetti.
Il secondo premolare superiore destro rappresenta ciò che vogliamo sviluppare esternamente, soprattutto il figlio che vogliamo avere o un progetto che vogliamo realizzare.
Il secondo premolare superiore sinistro è un dente molto speciale, perché è collegato al karma: custodisce cioè le nostre predisposizioni naturali, considerate come un dono innato, vuoi latente, vuoi già in atto. Questo dente porta la ‘firma’ del nostro essere, di ciò per cui siamo fatti.
Il secondo premolare inferiore sinistro rappresenta concretamente le energie della madre nei nostri confronti.
Il secondo premolare inferiore destro rappresenta l’organizzazione materiale dei progetti, soprattutto nell’ambito lavorativo.

I MOLARI:

I primi molari compaiono verso i 6-7 anni, nel momento in cui il bambino comincia a prendere il posto che gli compete. Si può dire che questo dente corrisponde al desiderio di venire riconosciuti nel posto che vogliamo occupare.
Il primo molare superiore destro è il posto che vogliamo assumere e che desideriamo manifestare esteriormente.
Il primo molare superiore sinistro rappresenta il posto che vorremmo avere per poter esprimere la nostra sensibilità.
Il primo molare inferiore sinistro rappresenta il modo in cui vogliamo essere riconosciuti affettivamente.
Il primo molare inferiore destro rappresenta la cosa più concreta del mondo: il lavoro. Questo molare è connesso con la morte e con la rinascita: ogni ristrutturazione è contemporaneamente un morte della struttura precedente, e la nascita di quella nuova.
I secondi molari compaiono verso i 12 anni, e riflettono il rapporto dell’individuo con l’"altro", ossia il suo modo di proiettarsi sull’altro, e il riflesso che l’altro gli rimanda (la reazione dell'altro rispetto a me).
Il secondo molare superiore destro esprime gli eventi collegati ai rapporti dell’individuo con l’esterno, nel mondo del lavoro e nella vita quotidiana.
Il secondo molare superiore sinistro rappresenta ancora il rapporto con l’altro, ma sul piano affettivo: rappresenta dunque la maggiore o minore armonia delle relazioni interiori con l’altro.
Il secondo molare inferiore sinistro rappresenta la manifestazione e la concretizzazione di uno scambio relazionale (già denunciato nel secondo molare superiore sinistro).
Il secondo molare inferiore destro traduce i rapporti in quanto tali, nei fatti e nei gesti. Si tratta di rapporti intesi in senso materiale, e litigiosi.

I DENTI DEL GIUDIZIO:

I denti del giudizio compaiono verso i 21 anni, corrisponde quindi all’integrazione del piano spirituale. In questo dente si cristallizza l’energia dell’individuo collegata alla coscienza collettiva, alla coscienza universale, ed esso è legato all’atteggiamento dell’individuo rispetto al riunirsi con la propria parte mistica. Rappresenta l’uomo nel mondo spirituale, oltre che l'uomo nel mondo in cui si evolve.
Il dente del giudizio superiore destro corrisponde alla forza sviluppata per integrarci nel mondo fisico e spirituale.
Il dente del giudizio superiore sinistro può significare una paura interiore e profonda di essere respinti dal mondo fisico e spirituale in cui ci troviamo.
Il dente del giudizio inferiore destro riflette la forza che sviluppiamo per esprimere i nostri sentimenti nel nostro ambiente.
Il dente del giudizio inferiore sinistro corrisponde all’energia fisica sviluppata per inserirci nel mondo.

Ogni dente ha corrispondenza con gli organi del corpo o zone riflesse, e corrispondenze con i meridiani dell'agopuntura che vanno interpretate.











(da qui è possibile acquistare il libro)

martedì 17 gennaio 2012

IL MASSAGGIO DEL PIEDE

Il massaggio ai piedi, da non confondere con la reflessologia del piede, ha origini molto antiche.



Le origini potrebbero risalire dalla cultura cinese;
in altre antiche civiltà, egiziana o indiana, sembra fosse conosciuto il valore e le qualità benefiche del massaggio ai piedi.


S'ipotizza che molte tecniche di manipolazione del piede, siano state trasmesse dagli Incas ad alcune tribù di Nativi Americani.


Si trovano diverse testimonianze dei benefici del massaggio negli antichi testi mitologici o in quelli sacri. La storia ci tramanda cerimoniali dedicati al rito della lavanda dei piedi, in omaggio e benvenuto all’ospite illustre.



In India, i piedi dei grandi Maestri sono sempre stati venerati in onore del loro progresso spirituale.

Nella tradizione esoterica e mitica si parla di percorsi eroici in funzione del cammino verso la spiritualità.

Nella tradizione cristiana Gesù lavava i piedi agli apostoli, simbolo di purificazione e umiltà.

Con i piedi si danza e danzando si prega, talvolta fino all'estasi come nei rituali dei dervisci.

Nel corso dei secoli il massaggio si è trasformato e perfezionato, si è diffuso elaborando tecniche sia terapeutiche sia di rilassamento e di benessere.

I piedi sono la parte del corpo cha danno la stabilità della persona, garantiscono il movimento e sono il punto fisso al suolo su cui grava l’intero peso del corpo.
L’uomo ha le proprie radici nei piedi e sono la base su cui poggia il nostro corpo che è a diretto contatto con la terra.

Il simbolismo del piede ci suggerisce che in basso la terra rappresenta la parte più concreta e materiale.

I piedi quindi sono il nostro mezzo di trasporto attraverso il quale l’essere umano pianta le proprie radici nella realtà e da dove proiettare le basi dell’equilibrio fisico e anche psichico.
Rappresentano il nostro avanzamento nella vita, ci sostengono nella nostra camminata e nella capacità di andare avanti.
Il camminare ci rispecchia nel nostro modo di essere.

Oggi diamo poco valore a questa parte del corpo e raramente ce ne prendiamo cura. I piedi sono la parte più penalizzata: fisicamente perché ci sorreggono tutto il giorno imprigionati in scarpe anche spesso scomode; moralmente poiché li consideriamo brutti, sporchi, puzzolenti, antiestetici e li nascondiamo con le calze anche quando sarebbe piacevole rimanere scalzi.

Nei piedi si congiungono le terminazioni nervose e sono localizzate le corrispondenze con tutti gli organi del corpo.

Il massaggio dei piedi quindi è un ottimo trattamento rilassante con buoni benefici, è gratificante e attenua ansia e stress scaricando tutte le tensioni del corpo.
Attraverso il massaggio si può agire sul proprio disequilibrio.

Per il nostro ben-essere personale possiamo fare anche un'auto massaggio con oli o essenze profumate, camminare scalzi, a piedi nudi fare delle passeggiate nell'erba o sulla sabbia.


Possiamo anche fare il pediluvio, uno dei metodi più antichi ed efficaci per eliminare problemi di vario tipo quali stanchezza, gonfiore, freddo, ecc.

mercoledì 7 dicembre 2011

ALDA MERINI

HO BISOGNO DI SILENZIO

Ho bisogno di silenzio
come te che leggi col pensiero
non ad alta voce
il suono della mia stessa voce
adesso sarebbe rumore
non parole ma solo rumore fastidioso
che mi distrae dal pensare.

Ho bisogno di silenzio
esco e per strada le solite persone
che conoscono la mia parlantina
disorietate dal mio rapido buongiorno
chissà, forse pensano che ho fretta.

Invece ho solo bisogno di silenzio
tanto ho parlato, troppo
è arrivato il tempo di tacere
di raccogliere i pensieri
allegri, tristi, dolci, amari,
ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.


Gli amici veri, pochi, uno?
sanno ascoltare anche il silenzio,
sanno aspettare, capire.


Chi di parole da me ne ha avute tante
e non ne vuole più,
ha bisogno, come me, di silenzio.


Alda Merini