venerdì 13 aprile 2012

I MIEI ANNI CON GURDJIEFF






Tratto dal libro I MIEI ANNI CON GURDJIEFF   
Capitolo 14 pag. 89


 

........ Avevo notato che durante il giorno molte persone anziane andavano a trovarlo a casa, la maggioranza delle quali non sembrava avere molto, se non addirittura nulla a che fare con la sua "opera". Non solo erano anziani, ma sembravano anche tutti indigenti.
L'atteggiamento di Gurdjieff verso queste persone assomigliava poco al modo in cui trattava quelle persone che erano, palesemente, suoi studenti. Li trattava con cortesia, gentilezza e, come venni a saper, generosità. Durante uno dei nostri incontri privati nella "sala da caffè" gli parlai, con un certo impeto, di questo "seguito" e del fatto che mi sembrava che lui aiutasse, se non addirittura mantenesse, un sacco di persone che non erano, apparentemente, coinvolte in alcun modo con la sua opera. Non ricordo le parole esatte, ma ricordo che l'insinuazione era che stesse contribuendo alla perpetuazione di persone che, se non avevo capito male in passato, erano, per sua stessa espressione, solo "fertilizzante" e senza particolari "possibilità".
Gurdjieff non si mostrò divertito, ma neanche si adirò. Con pazienza, sebbene avessi notato una punta di irritazione nella sua voce, mi spiegò che confondevo una questione e che non lo avevo compreso appieno in passato. In primo luogo, essere un fertilizzante, in sé, non era una cosa negativa, se nella vita non vi era altra possibilità e, per essere più pertinenti, se un dato individuo non era interessato a lottare per conseguire un altro destino. "Non solo non hai capito questo della mia opera", disse, "non hai neanche capito che genere di persona io sia". Dopo aver versato dell'altro caffè e avermi guardato con fare riflessivo, proseguì: "Ho molti ruoli nella vita… fa parte del mio destino. Tu pensi che io sia un maestro ma, in realtà, sono anche tuo padre… padre in molte accezioni che non comprendi. Sono anche un "maestro di danza" e ho molte attività: non sai che possiedo una fabbrica che produce ciglia false e che ho anche un fiorente commercio di tappeti. In questo modo mi procuro il denaro per me e per la famiglia. I soldi che "spillo" ai discepoli è per l'opera. Ma i soldi li faccio per la famiglia. La mia famiglia è molto numerosa, come puoi vedere, perché le persone anziane che vengono da me ogni giorno fanno parte anche loro della mia famiglia. Sono la mia famiglia perché non ne hanno un'altra”.
"Ti farò un esempio del perché devo essere una famiglia per queste persone. Tu non sai, anche se ne hai sentito parlare, di cos'è stata la vita qui, a Parigi, durante la guerra, quando c'erano i tedeschi. Per queste persone, persone che adesso vengono a trovarmi tutti i giorni, era impossibile trovare persino qualcosa da mangiare. Ma non per me. Per me non era la stessa cosa. A me non interessa chi vince la guerra. Non ho patriottismo né grandi ideali di pace. Gli americani, con gli ideali, uccidono milioni di tedeschi; i tedeschi, con i loro ideali, uccidono inglesi, francesi, russi, belgi…Tutti hanno ideali, tutti hanno scopi pacifici, tutti uccidono. Io ho un solo scopo: l'esistenza per me stesso, per gli studenti, e per la mia famiglia - anche per questa grande famiglia. Perciò faccio ciò che loro non possono fare: tratto con i tedeschi, con i gendarmi, con tutti questi esemplari pieni di ideali che fanno "mercato nero",. Risultato: mangio bene e continuo ad avere tabacco, liquore, e ciò che è necessario per me e per molti altri. Così facendo - una cosa molto difficile per i più - posso aiutare anche tante persone".

Ma anche così non demorsi: "Ma perché lo fate? Perché per loro?".
Sorrise. "Sei ancora stupido. Se posso farlo per me e per gli studenti, posso farlo anche per quelli che non possono fare questa cosa". Dopo una pausa aggiunse, con un sorriso, questa volta enigmatico: "Chiediti perché la vecchietta, che ha pochissimo denaro, ogni giorno va a portare da mangiare agli uccelli del parco. Queste persone, questa famiglia, sono i miei uccelli. Ma io sono onesto: dico che lo faccio per le persone e anche per me stesso. Questo mi fa sentire bene. La vecchietta che porta da mangiare agli uccelli del parco non dice la verità. Sostiene che lo fa solo per gli uccelli. Perché li ama. Non confessa il piacere che ne ricava". 
La mia domanda adesso mi pareva proprio stupida e mi scusai per avergli chiesto spiegazioni in merito a quel seguito di "anziani". Gurdjieff scosse la testa: "Non è necessario che ti scusi. Non mi hai fatto una brutta domanda. Ma ti voglio dire ancora una cosa a questo proposito. Hai notato che queste persone che vengono qui sono già anziane. Senza di me non hanno la possibilità di morire in modo dignitoso. Eccetto me, non hanno famiglia, e davanti a sé hanno solo la morte. Se aiuto queste persone a morire nel modo giusto, questo può essere molto importante e una cosa molto buona. Un giorno capirai meglio, sei ancora giovane "...........



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Georges Ivanovič Gurdjieff (Alexandropol, 14 gennaio 1872 – Neuilly, 29 ottobre 1949).
E' stato un filosofo, scrittore, mistico e "maestro di danze" armeno.
Il suo insegnamento combina sufismo e altre tradizioni religiose in un sistema di tecniche psicofisiche che cerca di favorire il superamento degli automatismi psicologici ed esistenziali che condizionano l'essere umano.
L'insegnamento fondamentale di Gurdjieff è che la vita umana è vissuta in uno stato di veglia apparente prossimo al sogno. Per trascendere lo stato di sonno (o di sogno) elaborò uno specifico lavoro su sé stessi al fine di ottenere un livello superiore di vitalità e consapevolezza. La sua tecnica prevede il raggiungimento di uno stato di calma e isolamento, a cui segue il confronto con altre persone.
Dopo aver attratto a sé un consistente numero di allievi e discepoli tra i quali vi erano persone di una certa rilevanza, fondò una scuola per lo sviluppo spirituale, chiamata Istituto per lo Sviluppo Armonico dell'Uomo. Gurdjieff fu noto anche come insegnante di danze sacre. (fonte Wikipedia).

















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